Tenuta San Guido

Nessuno prima di Mario Incisa della Rocchetta aveva mai osato produrre un "vino bordolese" su terreno italiano, men che meno in una zona sconosciuta dal punto di vista vinicolo come quella di Bolgheri.
L'innovata decisione di piantare cabernet nella Tenuta San Guido, dove il Marchese Incisa allevava (così come tutt'ora) cavalli da corsa (Ribot negli anni '50 vinse tutti i gran premi ai quali partecipò), fu in parte dovuta alla similitudine che egli aveva notato tra questi terreni toscani e quelli delle Graves a Bordeaux. Graves significa ghiaia, e proprio il terreno sassoso dei vigneti di Bolgheri da il nome al Sassicaia.

E' dunque intorno agli anni '50 che nacque questo vino, ma per un certo periodo il Sassicaia rimase a uso prevalentemente domestico. Solo più tardi il Marchese Incisa si accorse che quel vino invecchiando migliorava e, grazie anche alla consulenza di Giacomo Tachis, enologo dei Marchesi Antinori, con i quali era imparentato, riuscì a mettere in commercio, a partire dalla vendemmia 1968, il primo Sassicaia. E fu subito un successo, con un'accoglienza degna di un Premier Cru Bordolese.
Nel 1978, in una degustazione alla cieca, organizzata a Londra dalla rivista Decanter, una giuria di esperti, indicò nel Sassicaia 1972 il migliore cabernet sauvignon tra i 33 campioni provenienti da undici Paesi compresi i grandi di Francia. Fu la rampa di un lancio che consentì a questo vino di conquistare visibilità nel mondo.

Ormai da tempo alla guida della Tenuta c'è il figlio Nicolò Incisa della Rocchetta, e grazie a lui l'attività vitivinicola si è ulteriormente sviluppata con l'impianto di nuovi vigneti e la produzione di due ulteriori vini (Guidalberto e Le Difese), oltreché attraverso una maggiore espansione sui mercati mondiali.

I vini della cantina