Vinitaly Wine Club intervista Siddùra

Vinitaly Wine Club intervista la cantina sarda Siddùra. Tutto nasce da una scoperta fatta da due imprenditori che individuarono e si innamorarono di una proprietà abbandonata, ma incantevole, nel cuore della Gallura. Lasciamo la parola a Massimo Ruggero, amministratore delegato Siddùra, il quale ha risposto alle nostre 10 domande

Vinitaly Wine Club intervista la cantina sarda Siddùra.
Siddùra nasce dalla scoperta fatta da due imprenditori che individuarono e si innamorarono di una proprietà abbandonata, ma incantevole, nel cuore della Gallura. La cantina, al centro della tenuta, è perfettamente interrata al fine di sfruttare la coibentazione naturale data dal suolo. Qui si svolge l’intera filiera produttiva, dall’uva alla bottiglia, privilegiando le fermentazioni spontanee e utilizzando i più diversi tipi di contenitori: dalle vasche in cemento, alle botti, alle anfore. I terreni delle vigne di Siddùra sono un misto di granito, sabbia e argilla. Sono terreni sciolti, spesso aridi, ideali per la viticoltura. L’obiettivo dell’azienda è quello di produrre vini che si identifichino con il terroir dal quale provengono. Questa considerazione influenza tutti gli aspetti della produzione: raccolti limitati per garantire la massima qualità, vendemmia selettiva a mano, micro vinificazione e invecchiamento nelle migliori botti di quercia costruite in Francia. Siddùra ha fatto proprio un concetto rivoluzionario: creare un Vermentino longevo che migliora dopo un anno di invecchiamento. In sostanza l'azienda applica ai vini bianchi lo stesso tipo di  lavorazione che subiscono i rossi. L’azienda svolge il suo operato nel pieno rispetto dell’ambiente. I vini, espressione di amore e passione, sono apprezzati in tutti i concorsi internazionali. A oggi, Siddùra, è la cantina più premiata della Sardegna.
Lasciamo la parola a Massimo Ruggero, amministratore delegato Siddùra, il quale ha risposto alle nostre 10 domande:

1. Che cosa vi ha spinto a produrre vino?
La passione e l’amore per la Sardegna e la volontà di esprimere le caratteristiche della nostra terra attraverso il vino.

2. Perché un wine lover dovrebbe scegliere di degustare il vostro vino e quali sono le caratteristiche uniche che contraddistinguono i vostri prodotti?
Perché rappresentano la filosofia di un’azienda che punta tutto sulla qualità e perché l’obiettivo di Siddùra è produrre vini che sappiano suscitare un’emozione particolare.

3. Confidi alla community dei nostri wine lovers quali sono le emozioni che vi trasmette la vostra vigna?
È un’emozione particolare. Quando guardo Siddùra ho la consapevolezza di essere stato scelto. Non siamo stati noi a investire su questa terra ma è lei che ha scelto noi.

4. Se dovesse spiegare a qualcuno che non conosce la vostra produzione, il vostro stile, come definireste i vostri vini?
Eleganti, morbidi, aristocratici.

5. Qual è il vino che maggiormente vi rappresenta?
Il Vermentino di Gallura.

6. Ci tolga una curiosità: i vignaioli da dove prendono gli stimoli per creare un nuovo vino?
Dalla terra, dai profumi e colori della natura

7. Come sarà la prossima vendemmia? (Com’è andata l’ultima vendemmia?)
Sarà una nuova sfida condizionata dal fattore tempo. Non si può condizionare Madre Natura, ma devo dire che con noi è sempre stata molto generosa.

8. Che piatto tipico della vostra zona abbinerebbe ai vostri vini?
Qualsiasi piatto. Lasciamo che sia il vino a suggerire l’abbinamento perfetto con il cibo.

9. Se i nostri wine lovers volessero organizzare un weekend dalle vostre parti, ci consiglia qualche meta unica ed esclusiva, che vale la pena di visitare (oltre alla vostra cantina s’intende)?
Siddùra è una bellissima vallata incastonata tra il meraviglioso mare della Costa Smeralda e il granito dei monti galluresi. Luogosanto poi, il paese nella cui periferia si insedia la nostra cantina, ha una storia religiosa antica e magica. Con tanti santuari che meritano di essere visitati.

10. Infine, dobbiamo proprio chiederglielo Massimo…. che vino bevete a casa?
Mutuando un termine solitamente utilizzato per descrivere i cambiamenti dell’umore in base al tempo, direi che siamo “vinopatici”.

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