Vinitaly Wine Club intervista Scarbolo

Vinitaly Wine Club intervista la cantina friulana Scarbolo. Scarbolo è un’azienda agricola nata nel 1982, oggi nelle mani della terza generazione di vignaioli nella famiglia. La storia di Scarbolo è profondamente legata a quella della sua Terra, il Friuli. Lasciamo la parola a Mattia Scarbolo, ultima generazione in cantina, che ha risposto alle nostre 10 domande.

Vinitaly Wine Club intervista la cantina friulana Scarbolo.
Scarbolo è un’azienda agricola nata nel 1982, oggi nelle mani della terza generazione di vignaioli nella famiglia. La storia di Scarbolo è profondamente legata a quella della sua Terra, il Friuli. Gino, la "prima Ruota" e contadino mezzadro nei Colli Orientali del Friuli fino ai primi anni '50, cogliendo la giusta occasione per poter finalmente acquistare la sua Terra, si spostò a Lauzacco, la casa di Scarbolo oggi. Tra tutte le colture piantate, suo figlio Valter maturò una profonda passione per la vite. Forte di un'educazione enologica a Cividale ed ispirato dalle scuole francesi e tedesche, Valter fece sentire il suo debutto in azienda in modo chiaro e forte: sin dai primi anni ’80, realizzò la visione di una cantina verticalmente integrata, dalla vite alla bottiglia, lasciandosi alle spalle la vendita di vini sfusi. Tramite questi nuovi vini, iniziò a condividere lo spirito innovativo, progressista ed a volte ribelle che caratterizza la cantina Scarbolo ancora oggi. Nei decenni successivi, Scarbolo giovò di una forte crescita – portando i suoi vini e la visione che rappresentano nel mondo – e soffrì qualche importante imprevisto, culminando con la perdita della cantina alle mani di un tornado nell’estate del 2010, settimane prima della vendemmia. Con il fulcro e lo spirito spazzati via in un voluttuoso istante della Natura, una forte tenacia, assieme alla speranza e l’amore per la futura generazione della famiglia, furono la guida e la motivazione per Valter e sua moglie Grazia, che continuarono così a "far girare le Ruote". Nel 2016, questi desideri si avverarono con l’arrivo in azienda di Lara, l’allora ventitreenne figlia di Valter, come enologo di cantina, poi seguita dal fratello Mattia. Assieme vogliono promuovere e consolidare lo spirito della Cantina, anche plasmando la loro visione di una Casa vitivinicola contemporanea, idillica, ed unitario. Lasciamo la parola a Mattia Scarbolo, ultima generazione in cantina, che ha risposto alle nostre 10 domande:

1. Che cosa vi ha spinto a produrre vino?
La vite è una delle colture che la famiglia Scarbolo ha sempre coltivato e lavorato, sin dagli inizi come contadini mezzadri. La svolta è avvenuta nel 1982, quando Valter decise di dedicarsi esclusivamente al vino e quindi di evolvere la produzione dai vini sfusi ai vini in bottiglia, per comunicare la sua filosofia vitivinicola.

2. Perché un wine lover dovrebbe scegliere di degustare il vostro vino e quali sono le caratteristiche uniche che contraddistinguono i vostri prodotti?
Il nostro leitmotiv è l’impegno per valorizzare e promuovere “l’altro lato della medaglia”, ciò che è meno comune, sperando di stimolare il gusto per la scoperta, spaziando dal terroir – siamo nel Grave, terroir storicamente meno rinomato – allo stile – vini macerati, rossi appassiti, ed uvaggi. Un wine lover vive per questo desiderio di imparare ed avventurarsi.

3. Confidate alla community dei nostri wine lovers quali sono le emozioni che vi trasmette la vostra vigna?
Il desiderio di riscatto: il Grave è la denominazione più grande del Friuli e, giustamente, storicamente identificata come zona devota alla produzione di vini da quantità piuttosto che qualità. A Scarbolo, con il nostro lavoro quotidiano, vogliamo dimostrare che il Grave ha il potenziale per essere una zona devota ai vini di qualità. Le nostre vigne si estendono a pochi chilometri dal torrente Torre, che separa il Collio dal Grave, ed il terreno è quindi caratterizzato da una magnifica alternanza di argilla, ghiaia, sabbia, e limo - questo ci dona vini potenti, aromatici, con forte carattere ma comunque eleganti.

4. Se doveste spiegare a qualcuno che non conosce la vostra produzione, il vostro stile, come definireste i vostri vini?
Facendo un parallelo musicale, direi un po’ rock'n'roll. Ci piace provocare comunicando il nostro carattere, sperando di stimolare alla scoperta, al desiderio di guardare oltre a ciò che è già conosciuto. Parte dei nostri vini sono monovarietali, dedicati a promuovere la bellezza del nostro terroir e l’unicità dei vini che ci dona, mentre il resto sono vini che raccontano la storia e filosofia dei nostri vignaioli, Valter e la figlia Lara.

5. Qual è il vino che maggiormente vi rappresenta?
Il Campo del Viotto – un cru 100% Merlot, appassito e vinificato per due anni in barrique. È stata la nostra prima “selezione”, un vino con cui Valter voleva dimostrare il potenziale del nostro terroir non solo per i grandi bianchi ma anche per rossi ampi, eleganti e strutturati. Un testimone del nostro spirito.

6. Toglieteci una curiosità: i vignaioli da dove prendono gli stimoli per creare un nuovo vino?
Come nelle altre forme d’espressione artistica, gli stimoli più significativi vengono dalle esperienze vissute, distillate secondo la propria filosofia e spirito, poi razionalizzate dalla metà “scienziata” che rende un vignaiolo tale. ILRamato e l’XL ne sono l’esempio perfetto: visitando gli Stati Uniti sin dai primi anni ’90, e testimoniando la percezione deviata che il mercato aveva per il Pinot Grigio, Valter decise di riproporre questa varietà nella sua tradizionale vinificazione macerata – un vino, quindi, nato dall’emozione di un’esperienza, poi realizzato sulla base della cultura vitivinicola della nostra regione.

7. Come sarà la prossima vendemmia? (Com’è andata l’ultima vendemmia?)
La vendemmia 2018 è stata estremamente soddisfacente, sia in campagna, dove una clemente e bilanciata estate ha garantito una raccolta copiosa e di gran qualità, che in cantina, dove per la prima volta l’intera famiglia Scarbolo ha lavorato assieme.

8. Che piatto tipico della vostra zona abbinereste ai vostri vini?
Senza dubbio la Ribolla Gialla con il prosciutto crudo – tutti conosciamo quello di San Daniele ma a noi piace abbinarlo con il d’Osvaldo: la lieve affumicatura contrasta piacevolmente con la florealità del vino.

9. Se i nostri wine lovers volessero organizzare un weekend dalle vostre parti, ci consigliate qualche meta unica ed esclusiva, che vale la pena di visitare (oltre alla vostra cantina s’intende)?
Vicino alla nostra cantina c’è Palmanova, una città fortezza patrimonio dell’UNESCO. Spostandosi più a Nord, adoriamo i Laghi di Fusine, il Santuario del Monte Lussari e, per rimanere in tema di prosciutti, il paese di Sauris, dove vengono prodotti i famosi prosciutti. A sud, invece, Aquileia, con gli scavi romani ed il mosaico, e Grado, la città nella laguna, sono altrettanto emozionanti.

10. Infine, dobbiamo proprio chiedervelo…. che vino bevete a casa?
Questi giorni stiamo provando per la prima volta alcune vecchie annate – il Sauvignon ’99 è stata una bellissima riscoperta. Altrimenti, solitamente ci piace provare bottiglie d’Oltreoceano – il vino è un vascello per comunicare al mondo di luoghi e filosofie lontane, e noi vogliamo viverle ed impararne il più possibile.

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