Ferrari, i suoi spumanti e la sua storia. Ma forse tutti non sanno che…

Lo Spumante Ferrarè una vera e propria istituzione, e il nome stesso di Ferrari rimanda a quella che può essere considerata una delle più blasonate aziende trentine, nonché uno tra i produttori di spumante metodo classico più riconosciuti e apprezzati a livello internazionale. Potremmo anche azzardare, a ognuno la libertà di pensare il contrario, che la storia vitivinicola di questa zona coincida con le intuizioni di Giulio Ferrari, nato in Trentino nel 1879. Ma andiamo per ordine.

L'INTUITO DI GIULIO FERRARI

Giulio Ferrari frequentò la scuola agraria San Michele all’Adige dal 1895 al 1897 e, grazie ad alcune conoscenze nate durante la frequentazione scolastica, va in Francia, nella zona della Champagne, ospite da un amico produttore. Folgorato sulla via dello champagne, si appassiona al mondo delle bollicine e, tornato in patria, decide di mettere in pratica quanto imparato. A questo punto della storia di Ferrari ci sono opinioni discordanti: molti credono che il nostro protagonista avesse iniziato a produrre spumanti per amor del vino, ma in realtà molti non sanno che Giulio era un uomo d’affari dall’intuito formidabile.

Egli era un bravo vivaista, un tecnico, e la sua intenzione era, da buon uomo d’affari, di arricchirsi con il l’attività del vivaio che stava improntando. Il problema, all’epoca, era far capire ai vignaioli l’importanza di utilizzare un vitigno piuttosto che un altro. Appassionato di bollicine e fatto suo il metodo classico, cominciò a produrre spumanti con i vitigni francesi per dare “sfogo” alla produzione di barbatelle importate dalla Francia stessa. L’intenzione iniziale era di usare lo spumante prodotto come presente da fare ai clienti e per pubblicizzare la sua attività di vivaista. Era attraverso il vino che Ferrari faceva comprendere quanto fosse importante utilizzare un vitigno piuttosto che un altro. Era, come diremo oggi, una operazione di marketing. Il resto della storia la conosciamo.

DALLA STORIA ALL'ECCELLENZA

Si fece un nome come produttore di spumante, anche se produceva un numero limitato di bottiglie, pur rimanendo principale l’attività del vivaio. Ferrari, ricordiamo, contribuì alla diffusione dello Chardonnay in Italia assieme all’altro grande vivaista friulano e suo amico, Toppani. A un certo punto della sua vita decise di vendere l’azienda. La voelva vendere alla scuola di San Michele all’Adige per l’affetto che nutriva, ma questa non era interessata a farsi carico dell’azienda. Fu solo negli anni ’50 che un enotecario di Trento si fece avanti per rilevare l’attività una volta saputo della sua messa in vendita. Ne conosceva le potenzialità, comprava i vini, li rivendeva e conosceva ogni singola sfumature di quelle bottiglie. Ferrari, alla fine, cedette l’azienda per trenta milioni delle vecchie lire al proprietario dell’enoteca che per quella cifra comprò anche il marchio. Erano gli anni ’50 e, come si diceva, l’enotecario di Trento rispondeva al nome di Lunelli.

Oggi Ferrari è ciò che è grazie all’impegno, alla passione e all’intuito di questa famiglia che negli anni ha dimostrato capacità gestionali e intuito enologico.

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