La storia del Brunello di Montalcino

23-03-2015

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Vinitaly Wine Blog

Ripongo il calice sulla tavola, le narici sono rigonfie di profumi maturi e la mente è satura di sensazioni. Il Brunello di Montalcino. Un vino di gran carattere quello che attende ancora le mie attenzioni.
Un vino in grado di reggere molti anni d’invecchiamento e di incantare a ogni sorso. La sua è un’esplosione di profumi, un intreccio d’aromi che variano dal classico sottobosco alla confettura, dalle spezie fino a raggiungere l’afrodisiaco aroma della cioccolata e del caffè appena tostato.
Si presenta al naso con un vigore quasi infinito e al palato l’entrata è regale, austera ed elegante allo stesso tempo. La potenza è indomabile e prolungata, il retrogusto intriga piacevolmente la mente che, attonita, si domanda come tutto questo possa essere racchiuso dentro una bottiglia. Di fronte a tanta energia, non si può fare a meno di pensare a coloro che, con pazienza, hanno creato tutto questo, con un lungo lavoro fatto di tentativi, delusioni e successi.

E visto che si tratta di un Brunello di Montalcino, non posso fare a meno di pensare alla sfida cominciata attorno ai primi decenni del 1800, per mano di un appassionato vitivinicoltore, Clemente Santi, e a quando decise di abbandonare la sicura professione di farmacista per dedicarsi totalmente al sogno di creare un vino diverso da quelli allora presenti. Se oggi il Brunello è famoso e possiamo inebriarci di siffatti profumi alla fine si deve ringraziare sempre colui che per primo ha fatto da apripista. Dopo duri anni di lavoro, infatti, nella sua proprietà del “Greppo” si videro i primi risultati positivi, cui seguirono riconoscimenti internazionali. Sarà, però, Ferruccio Biondi Santi (figlio di Caterina Santi e di Jacopo Biondi), nipote di Clemente che erediterà la passione del nonno, continuando così il lavoro di ricerca dedicato al Brunello. A lui dobbiamo, invece, l’intuizione di vinificare in purezza un clone del sangiovese, idea che si rivelò fondamentale per creare un vino realmente speciale. Correva l’anno 1870, quando nacque il “primo” Brunello di Montalcino.

Il successo fu così entusiasmante e immediato che molte altre famiglie Montalcinesi seguirono l’esempio dei Santi. Giuseppe Anghirelli, Tito Costanti, Camillo Galassi, Carlo Padelletti e molti altri ancora denominarono Brunello il loro vino più importante. I primi del 1900 rappresentano un altro momento importante per questo vino in quel periodo con due annate rilevanti: il 1888 e il 1891. Due vendemmie eccezionali che consacrano definitivamente il Brunello tra i grandi vini europei. Ripercorro mentalmente questa storia fatta di secoli e rammento Tancredi Biondi Santi, figlio di Ferruccio, col merito di avere portato nuovi sviluppi qualitativi al Brunello di Montalcino e intuizioni per la sua commercializzazione. Rabbrividisco quando penso, invece, a tutti i tentativi di imitazione di questi vini da parte di commercianti scellerati. Riverso il mio vino nel calice e mi riperdo nella verità di una storia… da molti dimenticata.

 La scelta dei nostri Brunello di Montalcino è stata fatta con un criterio di qualità in rapporto al prezzo e, non ultimo, sulle emozioni che ogni Brunello effettivamente regala perché, ricordiamo, un vino può essere buono anche senza emozionare. Belle emozioni anche con i Rossi di Montalcino.

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