Come affrontare una degustazione di vino Rosato

Quando assaggiate un rosato, dovete cambiare il metro di giudizio: un suggerimento importante, per accogliere con gioia un vino rosato nel vostro calice. Cercate di capire come il fascino possa stare nella delicatezza e non nella potenza, come magari qualcuno potrebbe cercare nel vino rosso. 

Di vino rosato ne abbiamo sempre scritto e continueremo a farlo, per via della nostra passione per questo vino, per trasmettere la bellezza, la meraviglia e il gusto unico dei vini rosati.

Quello dei vini rosati è un mondo a sé. È un mondo sottile che individua un’arte. Fare vini rosati è un’arte difficilissima, che non mescola, come molti credono, il bianco col rosso. Un errore tutto italiano quello di credere che il rosato sia un “non vino”, mentre all’estero, soprattutto in Francia, questa tipologia di vini si approccia con rigore anche scientifico per via della difficoltà, appunto, che si trova nel vinificarlo.
Molti si chiedono che gusto deve avere un vino rosato. Non è bianco, non è rosso, allora come deve essere questo vino rosato che tanto entusiasmate? Qualcuno potrebbe porsi, giustamente, questa domanda.

 

 

VINO ROSATO: COLORE

 

Innanzitutto la bellezza del vino rosato comincia dal colore. La qualità del vino rosato la fa al 50% il colore. A dirlo, un grande enologo francese del passato, che ha fatto storia e soprattutto scuola in tutto il mondo: Émile Peynaud. Il colore fa la differenza perché le sfumature dei vini rosati sono tante e sottili.
Sicuramente avrete sentito parlare di “chiaretto” o “cerasuolo” per indicare rosati di una certa intensità oltre che per identificare due particolari tipologie di vini nel mondo italiano dei rosati. In realtà, i rosati mostrano una vasta gamma di sfumature di rosa. La scala dei colori dei vini rosati francesi varia dalla buccia di cipolla, al mandarino, per passare dal rosa pesca, al salmone, al corallo fino ai colori più intensi.
La diversità di colore dipende dalla provenienza geografica, dalla tipologia del vitigno e dalla mano dell’uomo. Al pari della stessa lavorazione, un Montepulciano sarà più rosso e scuro di  un Nebbiolo.

VINO ROSATO: NASO

Cerchiamo di capire le differenze al naso. Come sarà un Montepulciano rispetto a un Pinot nero? Le note di un rosato sono spesso delicate. Difficile definire una linea di degustazione precisa per un vino rosato. Se un Sangiovese ha determinate caratteristiche, lo stesso, in rosato, cambierà le sue peculiarità in base alla macerazione. Ecco che una breve macerazione cederà al Sangiovese sentori floreali, dove la frutta e le erbe aromatiche saranno una delicata sfumatura. Se, invece, passa attraverso una lunga macerazione, la sensazione fruttata sarà più evidente rispetto a quella floreale, che si trasformerà, quindi, in una sottile e delicata nuance.

VINO ROSATO: PALATO

Il palato giocherà tra il rapporto freschezza, sapidità, lieve sensazione tannica e note morbide. La sapidità dipende molto dai terreni, mentre la freschezza acida dall’annata, dall’area di produzione, dalla tipologia e dal tempo di raccolta. La sensazione tannica, invece, dalla mano dell’uomo. Il mondo dei rosati è davvero complicato. Pensate a un Primitivo vinificato in rosa. Che odore avrà rispetto a quello vinificato in rosso? Partite dal presupposto che l’odore cambia ma, prima di tutto, a mutare sarà l’intensità e la complessità. Ciò vuol dire che troverete sentori simili sia nel rosato sia nel rosso, ma è nel rosato che troverete la parte floreale del Primitivo vinificato in rosso. È nel rosato che sarà più delicata e sottile.

Quando assaggiate un rosato, quindi, concentratevi sulla delicatezza, sulla nobiltà di questo vino. Cercate di capire come il fascino possa stare nella delicatezza e non nella potenza, come magari qualcuno potrebbe cercare nel vino rosso. Quando assaggiate un rosato, dovete cambiare il metro di giudizio: un suggerimento importante, per accogliere con gioia un vino rosato nel vostro calice.

 

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