Che cosa si intende con "Chianti" e con "Chianti Classico"?

 Il Chianti toscano è uno dei vini più richiesti nel centro nord e all’estero. Il Chianti, però, non rappresenta solo un vino, un’area geografica e una storia ma anche una denominazione.

Il Chianti toscano è uno dei vini più richiesti in Italia e all’estero. Ma è bene ricordare che c'è Chianti e Chianti. Proviamo a fare un po' più chiarezza, scendendo nel dettaglio. Con la parola Chianti si indica solitamente e genericamente il "Vino Chianti", intendendo il tipico vino rosso toscano secco molto famoso a livello internazionale. Con la stessa parola s'intende anche la "zona del Chianti", ovvero la zona di produzione del vino Chianti, cioè un' area geografica della regione Toscana, compresa indicativamente fra Firenze, Siena ed Arezzo.... le famose "morbide colline del Chianti". E fin qui tutto facile. La parola "Chianti", tuttavia, indica anche qualcosa di più specifico: la denominazione "Chianti DOCG" che spesso genera confusione e stupore nel consumatore poco attento che si trova davanti a bottiglie di vino Chianti con differenze di prezzo esorbitanti. Possiamo dire che tutto dipende dal territorio di appartenenza e quindi alla denominazione e sottozona ad esso correlata.

Il cuore pulsante della produzione toscana del vino Chianti possiamo dire essere suddiviso in “Chianti Classico DOCG" e "Chianti DOCG".
Il Chianti Classico DOCG è, come dice la parola stessa, il Chianti più legato alla tradizione, prodotto nella zona "Classica" e si fregia del nome della terra da cui nasce, nel rispetto di norme severe che ne tutelano e garantiscono la qualità. Nel 1932 un decreto interministeriale, infatti, riconobbe al vino della zona di origine più antica Chianti il diritto di avvalersi della specificazione "Classico" in quanto prodotto nella zona storica. Fu quindi in questa occasione che per la prima volta venne definitiva la denominazione Chianti Classico. È prodotto in 70 mila ettari di territorio compreso tra le città di Siena e Firenze, in un’area che abbraccia 8 Comuni: Greve in ChiantiBarberino Val d’Elsa,Tavarnelle Val di Pesa e San Casciano in Val di Pesa in provincia di Firenze; Castellina in ChiantiGaioleRaddaCastelnuovo Berardenga e parte del Comune di Poggibonsi in provincia di Siena.
Il Chianti DOCG è suddiviso al suo interno in tante sottozone che ne specificano l'appellativo proprio a chiarire la zona di appartenenza:

  • Chianti Colline Pisane
  • Colli Senesi
  • Montespertoli
  • Montalbano
  • Rufina
  • Colli Aretini
  • Colli Fiorentini

Ecco allora che un Chianti della zona di Chianciano Terme potrà essere trovato a un prezzo ridotto rispetto a un Chianti Classico.

Seppur in modo diverso da come oggi lo intendiamo, il disciplinare del vino Chianti nasce nel lontano 1400, periodo in cui già in diversi atti notarili si fa riferimento per la prima volta al "Chianti" in quanto vino e, soprattutto, al "Chianti" in quanto vino rosso. Ricordiamoci, infatti, che nel 1300 per Chianti s’intendeva vino bianco. Il disciplinare dell’epoca nasce principalmente per un’esigenza commerciale, a tutela di un’area qualitativamente superiore che oggi riconosciamo nel “Chianti Classico”.
Nel 1500 il Chianti era il vino più contraffatto oltre che il più esportato. Gli inglesi lo amavano e i produttori e commercianti di ogni risma producevano vino chiamandolo col nome del più famoso Chianti. Per questo motivo, nel 1600 Cosimo III Gran Duca di Toscana è costretto a disciplinare la faccenda con una serie di leggi che indicassero anche l’esatta zona di produzione, ovvero quella corrispondente all’attuale “Chianti Classico”, individuabile in alcuni comuni divisi tra Firenze e Siena. Poco importava ai produttori contraffattori che, non potendo menzionare il nome geografico, usarono lo stratagemma di indicare nei loro vini “all’uso del Chianti” traendo nuovamente in inganno i consumatori. La contraffazione si è protratta fino alla metà dei primi del Novecento, quando sotto le pressioni dei vari agricoltori, il legislatore allarga la zona di produzione con le denominazioni/sottozone elencate poco sopra, invece che tutelare i produttori del “Chianti Classico”. Un insieme di aree che nulla hanno a che vedere con il “Chianti Classico” che, dopo aver rischiato l’estinzione, diventa tale dopo anni di battaglie legali, staccandosi dalle sottozone per diventare un’area a sè stante.

CHIANTI E UVAGGIO

Fino al '700 le diverse zone del Chianti hanno subito una serie di dinamiche politiche e commerciali che sfociavano in una sorta di caos produttivo che vedeva l’uso di uve bianche fino ad un 30% dell’uvaggio. Per un vino beverino che mal reggeva il tempo. Il Chianti Classico non era da meno poiché ancora si seguiva la “formula” del barone Bettino Ricasoli che per primo ideò il giusto bilanciamento tra uve rosse e biancheCorreva l’anno 1837 quando, in quei di Brolio, il Barone vergava su carta la sua formula definitiva: Canaiolo (5 – 10%), Sangiovese (75 – 90%); Malvasia (2 – 5%). All’originale composizione, dove la Malvasia Bianca serviva per stemperare le “asprezze” del Sangiovese, si abusò, errando, del Trebbiano. Ad alimentare ulteriormente la confusione produttiva si aggiunse la confusione dei vivaisti dell’epoca. La metà del ‘900 è stata, per quelle zone, un periodo di forti reimpianti produttivi passando all'uso del Sangiovese, oggi protagonista indiscusso sia del Chianti e del Chianti Classico, presente in percentuali che possono andare dall’80 al 100%. Sono ammesse altre uve a bacca rossa per un ammontare complessivo che può arrivare al massimo al 20%: Canaiolo,ColorinoCabernet Sauvignon e Merlot.

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