Cave Mont Blanc

In passato il Blanc de Morgex et de La Salle era commercializzato dai singoli produttori, ma il senso di orgoglio per le proprie tradizioni e la secolare abitudine al lavoro in gruppo nei villaggi alpini, hanno dato spunto alla creazione della “Association des Viticulteurs”.
L’associazione ha raggiunto pressoché un centinaio di soci, ed incrementato del 100% la produzione, ridando vita a vigneti ormai abbandonati sulle pendici del Monte Bianco.
La zona coltivata si estende, come recita il nome del vino, nei comuni di Morgex e La Salle, ai piedi dei ghiacciai del Monte Bianco, dove la vite non abbandona l’uomo e si innalza alle altezze più proibitive. Di terrazzo in terrazzo, di gradone in gradone, i vigneti arrivano a raggiungere i 1200m. di altitudine.
Ottenere la migliore qualità, consentire alla varietà del Prié Blanc, autoctono, ma di cui non si conosce l’esatta origine, di esprimersi con la massima autenticità ed originalità, costituiscono l’obiettivo da perseguire; per questo nella “Cave” si cerca d’intervenire solo lo stretto necessario.

Sua preziosa prerogativa è di compiere l’intero ciclo vegetativo in tempo molto breve per cui inizia il germogliamento più tardi e raggiunge la maturazione prima degli altri vitigni, sfuggendo alle gelate che possono sopraggiungere ancora nel mese di aprile e qualche volta a inizio maggio. Pure la maturazione è molto anticipata, per cui la vendemmia può essere effettuata prima dell’arrivo delle prime nevi.
Viene normalmente allevato su pergole molto basse, sorrette da palature ora in legno ora in stupende pietre monolitiche, per evitare i danni del vento e del gelo, sconfitto dalla capacità del terreno assai sassoso di immagazzinare calore durante il giorno e ricederlo nelle ore notturne.
Dal punto di vista delle malattie, va tenuto presente che, le condizioni di temperatura e di secchezza dell’aria, le rendono eccezionalmente poco temibili, quindi necessitano di un trattamento ridotto.

In Valdigne si impiantano ancora le viti originarie, soltanto europee, senza ricorrere all’innesto: si interra cioè un tratto di germogli della vite, senza staccarlo dalla pianta e, quando si è sicuri che la nuova piantina avrà radicato, le si toglie il cordone che ancora la lega alla pianta madre.
Dopo una sperimentazione di 5 anni, volta a verificare l’incidenza dell’altitudine sulla presa di spuma, a settembre 2008 viene inaugurato il primo laboratorio sperimentale di spumantizzazione in quota, presso la cantina, tra le più alte del mondo, del rifugio Franco Monzino a 2590 m. d’altitudine.