Lambrusco: storia del vino, degustazioni e abbinamenti

05-01-2017

Autore
Vinitaly Wine Blog

Il Lambrusco, così come lo stesso nome suggerisce, proviene dalla linea genealogica delle viti selvatiche. La chiamavano labrusca dal latino “labrum” (orlo, margine) e “ruscum” (selvatico). I Romani adottarono questo termine per indicare il suo crescere spontaneo nei perimetri dei campi, etichettando questa vite come pianta selvatica, appunto. I primi vini della storia dell’uomo sono stati fatti con queste uve, quelle di vite selvatica, da dove il lambrusco deriva, giacché addomesticato nei secoli dall’uomo stesso.

Nelle zone di Modena e nell’area emiliana, la vite labrusca trovò un’ottima adattabilità e grande attenzione da parte delle persone che vi abitavano. La storia ne è testimone. Matilde di Canossa, regina di quelle terre, usava fortificare i territori conquistati e dare impulso alla coltura della vite perché ne aveva capito i vantaggi economici. Carteggi di mercanti datati 1850 raccontano di come il vino partisse da Modena verso la Francia. Il cuore pulsante era Carpi e una sua frazione oggi attribuisce il nome a una delle denominazioni più famose, quello di “Santacroce” appunto. Questa zona era considerata la più preziosa per la qualità e qui si usava allevare la vite sui pali quando ancora nei paesi vicini la “maritavano” agli alberi.

Questo “rosso con le bolle” non è solo patrocinio di Modena o Reggio Emilia. Esiste il lambrusco di Parma, Cremona, Mantova e Bologna. Le tipologie del vitigno lambrusco sono tante: “viadanese”, “foglia frastagliata”, “monterico”, “marani”, “oliva”, “barghi”... sono solo alcuni dei tanti lambrusco diffusi in Italia, ma solitamente i più conosciuti sono il “grasparossa”, il “salamino” e il “sorbara”.
Il Lambrusco Grasparossa, così chiamato per l’evidente colorazione rossa del fogliame assunta in autunno, si distingue per struttura e pienezza di corpo; il Lambrusco Salamino è caratterizzato dalla forma allungata e sottile dei grappoli che ricordano, appunto, una specie di salamino e l’ultimo, il più raffinato, il Lambrusco di Sorbara, che prende il nome dall’omonimo paese in provincia di Modena.

Abbiamo assaggiato alcuni vini Lambrusco presenti nella nostra enoteca online e lo abbiamo abbinato a diversi tipi di piatti. Il lambrusco, di fatto, si presta come un amico vero per la tavola. Versatile e sincero, lo si può abbinare ad ogni tipo di pietanza. Di seguito le opinioni delle nostre degustazioni:

Il primo assaggio è il lambrusco di Cantine Ceci, ci siamo concentrati su “Otello Nero Lambrusco” 2015. Un “IGT Emilia Lambrusco Frizzante” che si presenta con un colore scuro e  profondo. Al naso esprime diversi sentori di frutta che variano da quella rossa e nera con tracce di confettura. Ricami di essenze floreali dalla lieve chiusura balsamica. Il palato è armonico e riporta le stesse sensazioni percepite al naso. Un palato concentrato, corposo a tratti impegnativo, dove si riconoscono sentori di more, liquerizia, ribes neri, ciliegia con sfumature di confettura di fragole e note di buccia di arancia. Un vino da abbinare a piatti di carne, paste al forno e salumi.

Il secondo è stato scelto fra la produzione di un'altra cantina storica di lambrusco: Medici Ermete,  da cui bbiamo scelto il “Reggiano Lambrusco secco Frizzante Arte e Concerto” 2015. Eccellente la colorazione scura e profonda quasi nera con riflessi violacei. Sentori fruttati di more, lampone, fragole, ribes, ciliegia ed erbacei appena vegetali con spezie e tonalità floreali di rose e iris e glicine a tratti ancora vinoso. Ottimo l’equilibrio al naso con una lunghezza abbastanza sostenuta e un finale diviso tra le erbe aromatiche e le spezie. Al palato il tannino è diffuso e piacevolmente ruvido. Succoso con accento ancora vinoso e freschezza rinforzata da una bollicina sottile. Per piatti di paste al forno, carni e cacciagione.

Il “Lambrusco di Sorbara Primevo” 2015 dell’azienda Villa Corlo, si presenta con un bellissimo colore rubino brillante e con chiari cenni violacei. Naso dal frutto semplice e diretto che ricorda le prugne, il mirtillo, la ciliegia e i ribes. Accenni di viole e iris su un fondo noce moscata e pepe nero. Un ricordo di resine appena balsamiche. Palato sapido, compatto, con carbonica ben distribuita e piacevole. Il tannino delicato regala ulteriore piacevolezza. Un lambrusco rotondo con piccole asperità tipiche della tipologia e fermo nel suo finale tannico. Da abbinare a piatti di bollito.

Infine assaggiamo il “Lambrusco secco Grasparossa di Castelvetro Frizzante Canavova” della cantina Fattoria Moretto. Un lambrusco elegante e dallo stile nobile. Un vero piacere per naso e palato. Il naso è pulito, immediato nell’espressione. Esprime sentori di frutta rossa che ricordano le ciliegie, le amarene, le prugne, le more e i ribes che s’intrecciano a sentori di sottili spezie. Sfumature floreali di viole e iris. Un tocco di buccia di arancia ravviva il naso stesso e dona un tocco di complessità ulteriore. Al palato ha un ottimo equilibrio. La freschezza è misurata, il tannino gradevole. La carbonica sottile e deliziosa. Non invadente ma garbata. Un lambrusco per la tavola di tutti i giorni o per un aperitivo diverso dal solito. Da abbinare a un filetto di pregiata carne.

Vini consigliati

BereBene
WINNER
3 bicchieri
WINNER
5 grappoli
WINNER

Commenti