Vini on line

Le prelibate chiocciole amate fin dalla notte dei tempi

di Fabio Magnani

Ci sono alimenti che vengono trascurati per la mancanza di conoscenza da parte dei consumatori e, per questo, destinati a pochi fortunati e acculturati amanti del cibo. Tra questi, sicuramente ci sono le lumache. Piatto prelibato e ricercatissimo per i Romani come per i Greci, già a quei tempi i gasteropodi godevano d’ottima fama per le capacità di stimolare il palato. Importate dalla lontana Africa e dalla più vicina Spagna, perché considerate migliori, finivano nelle tavole dei ceti più abbienti che le apprezzavano per i contenuti nutritivi e per le doti stimolanti. Già allora, il costo di tale cibo era alto, ed ai ceti meno fortunati non rimaneva altro che accontentarsi delle normali lumache delle campagne circostanti. Oggi, quando si parla di lumache, sono in molti a esprimere una smorfia di disapprovazione dimenticando, però, quello che si perdono. Innanzi tutto occorre dire che i nostri antenati non si sbagliavano sulle

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Etichette del vino, impariamo a leggerle

Sono belle o brutte, di stile classico oppure informale dalle tonalità più o meno colorate o in chiaro scuro. Stiamo parlando delle etichette, carta d’identità del vino, colei che, molte volte, determina l’acquisto da parte del consumatore meno avveduto che si affida alla forma della bottiglia o al colore dell’etichetta prima ancora che al nome dell’azienda produttrice o alla tipologia di vino. È storia vecchia oramai che le etichette sono oggetto di studi di marketing in base allo scopo di mercato che si vuole ottenere. Potrebbe essere facile imbattersi, infatti, in una bottiglia con etichetta splendida ma che racchiude un pessimo vino.

L’etichetta dei vini deve essere prima ancora che oggetto d’attrazione uno strumento in grado di darci informazioni sul vino.

La prima cosa da notare è l’annata, che ci fornisce informazioni su l’età del vino e di quanta vita ancora dispone. Non tutti i vini, infatti, sono adatti all’invecchiamento. Un normale vinello bianco leggero e poco strutturato non potrà dare il meglio di sé negli anni avvenire. Di solito in questi casi si dice che il vino è “di pronta beva” ovvero, da bere entro un anno dall’annata che vedete stampata. E questo vale anche per i rossi leggeri. Attenti, invece, ai vini spumanti. In questo caso a fare fede è l’anno di sboccatura. La trovate nella retro etichetta scritta in piccolo. Di solito per gli spumanti metodi classici – una volta avremmo potuto scrivere “champenoise”-, è meglio berli nel giro di un anno e mezzo dalla data di sboccatura. Ci sono poi le eccezioni che rasentano il gusto personale e l’esperienza di ognuno di noi. Ci sono appassionati che amano, infatti, le particolari ossidazioni di certi vini spumanti.

I vini di un certo spessore come Barolo, Amarone o Brunello si esprimeranno al meglio dopo qualche anno di invecchiamento. La stessa cosa vale per i vini da uve nebbiolo come il Roero e particolari espressioni della Valtellina e certi grandi sangiovese toscani e romagnoli.

Non crediate che i vini bianchi siano solo vini, come si diceva, di “pronta beva”. In Friuli potreste trovare grandi bianchi che danno il meglio di sé dopo qualche anno dalla data posta in etichetta.  L’etichetta, inoltre, ci indica la zona di origine, chi ha imbottigliato o prodotto il vino e se è igt, doc o docg. Tutti sappiamo che un vino a “denominazione di origine controllata e garantita” è un vino cui il disciplinare impone regole ferree ai fini qualitativi ma occorre tener presente che non sempre è così. Molti sono i produttori che decidono di produrre i propri vini sotto l’egida della “Indicazione Geografica Tipica” per esprimere meglio la propria territorialità. Quindi, non dimentichiamo di leggere bene l’etichetta prima di acquistare poi di assaggiare e di raccogliere ulteriori informazioni magari confrontandoci con altri perché il vino, ricordiamo, è prima di tutto convivialità.

Club di novembre dedicato alla piccola ma grande regione Molise

Il Club di questo mese fa tappa in Molise. Piccola regione del centro Italia spesso dimenticata nonostante la bontà dei suoi vini. È una regione che non gode, ingiustamente, della fama delle regioni più blasonate nonostante sia in grado di regalare belle e forti emozioni con i suoi vini.

Il Molise si compone in circa 8.000 ettari di vigneto suddiviso tra “Alto e Basso” Molise.
 Nell’alto Molise, in provincia di Isernia, tradizione e modernità spesso vanno di comune accordo infatti, è qui che possiamo trovare vitigni autoctoni e internazionali uniti in sapienti blend. Il Basso Molise, invece, è la zona in provincia di Campobasso dove si produce il più conosciuto Biferno nella versione rosso e rosato ottenuto da uve Montepulciano e Aglianico e, nella versione Biferno bianco, da uve trebbiano e malvasia. . La regione si divide tra parte montana e collinare e i terreni sono prevalentemente argillosi con forti percentuali di sabbie e ghiaie. In altre zone, invece, i suoli assumono una particolare colorazione rossastra per l’alto contenuto di ferro. Ultimamente i produttori del Molise in provincia di Campobasso, stanno rivalutando la “Tintilia” storico vitigno autoctono della regione. Noi con il club di novembre abbiamo voluto rendere omaggio al Molise selezionando vini utili alla tavola in grado anche di soddisfare il gusto.

I vini che troverete sono i seguenti. (altro…)

Collio, stile di vita dal sapore tutto friulano

C’è chi lo chiama “Cuei” e chi preferisce “Brda” ma al di là che il termine usato sia in lingua friulana o in sloveno, poco importa, alla fine il “Collio” è sempre territorio di grandi emozioni oltre che terra di grandi vini bianchi. Infatti, stiamo parlando di una delle zone del Friuli più rinomate per la produzione di vini bianchi di qualità che si distinguono per la particolarità insita in questa tipologia di produzione. Difficile trovare un vino del “Collio” uguale. Lo troverete simile, forse, ma uguale è difficile. Troverete similitudini con i bianchi alsaziani o di Borgogna ma il “Collio” è unico. La zona si trova in provincia di Gorizia tra l’Isonzo la Slovenia e i Colli Orientali. Uno sviluppo prevalentemente collinare, eccezion fatta per il territorio di Farra di Isonzo, con una forma a “mezza luna” dal clima mite grazie alle correnti dell’Adriatico a Sud e alla naturale protezione delle montagne a Nord e dove i paesi di San Floriano, Cormòns e Capriva rappresentano il cuore palpitante della produzione viticola. I vigneti, a un’altezza media di 200 m.l.m, inabissano le radici nella “ponka”, uno strato arenaceo- marnoso, alla ricerca di minerali preziosi o nelle “terre rosse acide” rarità presenti solo in pochissime zone sempre in provincia di Gorizia. Il quadro generale della produzione vinicola è vario. Come si diceva non troverete mai un vino uguale a un altro perché (altro…)

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Basta parlare di “grandi vini”, bevete ciò di cui parlate e, soprattutto, ascoltate

bevi sereno

di Fabio Magnani

Che noia quando sento parlare dei grandi vini, pare che il mondo voglia parlare solo di quelli ma poi il “mondo” li beve questi vini? O si crogiola nella cultura del “quanto sarebbe bello se potessi berlo?”. Scherzi a parte nessuno vuole togliere lustro al Barolo o al Brunello ma vedete, il problema è che sarebbe meglio smettere di indicare questi,  esclusivamente come grandi vini  estremizzandone le caratteristiche al limite del delirio come spesso sento fare ad assaggiatori provetti. Il vino non è cosa difficile. Quello che voglio dire e che un Barolo o un Brunello vanno bevuti con semplicità. Smettete di approcciarvi con lo stesso timore con cui vi avvicinereste all’altare il giorno delle nozze, state sereni e avvicinatevi a questi vini con la tranquillità e il desiderio di conoscerli davvero. Fate amicizia con loro!

Per quanto storici e buoni i, soliti grandi vini, non devono oscurarne altri della nostra penisola. Basti pensare ai vini del Vulture ottenuti da uve aglianico o a certi vini siciliani. Anche loro possono essere grandi, non vi pare? E vi assicuro che lo sono. E che dire dei grandi bianchi friulani o di quelli marchigiani o dei grandi sangiovese della Romagna più nascosta? So che vi parrà strano ma anche la Romagna ha diversi vini ottenuti da uve sangiovese che non hanno nulla da invidiare a quelli di regione più blasonate. Non ci credete? Provate il Sangiovese il Vigna 1922 di Torre San Martino!  Comunque, il pensiero che deve passare da queste righe è che ogni regione ha le sue eccellenze e le proprie perle enologiche identificabili nei vini rossi come nei bianchi.

Bene torniamo al Brunello, che è certo tra quelli che sovviene alla mente quando si parla di grandi vini ma non cadete nell’errore di pensare che sia “grande” solo perché si chiama Brunello e nasce in Toscana. Potreste perdervi così certi “Rossi di Montalcino”, la versione “minore” del Brunello stesso, spesso ottimi e a un costo inferiore. Sono due emozioni diverse, entrambi valide e nessuna esclude l’altra. C’è da chiedersi se i grandi vini, infatti, sono quelli che costano di più. Questo è un altro errore dove spesso cadono in molti. I grandi vini sono tali perché innanzi tutto buoni e non perché hanno prezzi alti. Certo serve esperienza e una certa quantità di assaggi alle spalle ma è solo questione di tempo prima di riuscire a capire se ciò che avete nel calice è buono perché tale e non perché costoso. Fermo restando che riconoscere un vino pessimo dopo che lo avete pagato duecento euro…è difficile. Ci vuole coraggio e onestà intellettuale. Ho assaggiato vini costosissimi di tutte le nazionalità che erano sotto tono per non dire poco buoni rispetto al prezzo e altri da pochi euro davvero eccellenti. Occhio al vostro palato quindi oltre che al prezzo!

Bene  e ora veniamo alle cose serie, cominciate a visitare l’enoteca online di Vinitaly Wine Club e vediamo se riconoscete qualche grande vino sotto mentite spoglie. 

Vendemmia 2014 tra dubbi e incertezze

Foto di Jessica Zanardi

I trattori sono rientrati nei loro ricoveri, gli operai ripuliscono le cesoie e le vasche di fermentazione oramai hanno terminato di sobbollire gli ultimi strascichi di questa vendemmia. A proposito com’è andata stavolta? “Bene, anzi benissimo non poteva andare meglio. Tanta grandine e tanta acqua e abbiamo fatto grado e uve belle lo stesso”. Sono le parole di un produttore di vino a rappresentanza della categoria dei “vignaioli intraprendenti” quelli che nonostante le vigne siano state sradicate dal maltempo – è un modo di dire naturalmente-, produrranno ottimi vini. Una vendemmia con la “V” maiuscola, non perché sia stata una raccolta a cinque stelle come qualcuno si ostina a dichiarare ma per l’esatto opposto. Anzi se vogliamo dirla come andrebbe, questa è stata una vendemmia con la “M” maiuscola. Una vendemmia da dimenticare. Negli ultimi mesi ho girato le cantine di mezza Italia e ho visto uve marcite sotto i colpi della grandine e acini annacquati dalle piogge. Ho visto produttori disperarsi e altri rassegnarsi all’idea di non poter fare vino e altri ancora prendere il telefono alla ricerca di mosti concentrati. Chi è che ancora ha il coraggio di raccontare che è stata una vendemmia ottima? Possibile che nessuno si chiede perché i dati statistici delle ultime vendemmie alla peggio, quando è andata male, scrivono che trattasi di vendemmia “buona”? I dati messi in circolazione fino ad ora sono un po’ esagerati e, sicuramente, molto generalizzati.

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BAROLO vs BRUNELLO. A novembre un evento dedicato.

Un affascinante castello situato nel cuore delle Langhe e due giorni per scoprire le eccellenze di due delle più affascinanti zone viticole del mondo. Una degustazione di altissimo profilo delle etichette di un selezionato gruppo di produttori di Brunello di Montalcino e di Barolo. Tutto questo è “barolobrunello”, l’evento in programma il 21 e 22 novembre nel Castello Comunale di Barolo.

L’evento, unico nel panorama italiano, è un appuntamento riservato al pubblico di eno-appassionati e professionisti del settore che vede per la prima volta a confronto diretto due dei più famosi vini italiani.

Dal Piemonte alla Toscana, “barolobrunello” sarà l’occasione per conoscere meglio, in una sola location, due denominazioni, quella del Barolo e quella del Brunello di Montalcino, che sono da sempre motivo di fascino, discussioni, intriganti parallelismi.  A curare la regia di questo evento è WineZone che si occupa di progettare e realizzare eventi di comunicazione integrata legati al mondo del vino.

< – affermano gli organizzatori WineZone – “barolobrunello” sarà una due giorni di degustazione con i produttori più blasonati della grande tradizione del Barolo e del Brunello di Montalcino e un’occasione per avere una panoramica del meglio dell’enologia italiana>>.

PROGRAMMA DELL’EVENTO

Location: Castello di Barolo

Venerdì 21 Novembre 2014

Dalle ore 14 alle 19 –  apertura della manifestazione. Degustazione di tutte le selezionate cantine partecipanti che presenteranno i loro vini.  Ai tavoli di assaggio i vini saranno serviti dai produttori.

Ore 20 – Cena di Gala con i produttori.

 

 

Sabato 22 Novembre 2014

Dalle ore 10 alle 18 – Degustazione finale riservata al solo pubblico preregistrato. Incontri e tavoli di assaggio. I vini saranno serviti dai produttori.

Posti limitati riservati al solo pubblico che potrà preregistrarsi on-line ad una delle due degustazioni disponibili.

Per informazioni per il pubblico consultare il sito  www.barolobrunello.it

Risotto autunnale zucca gialla e funghi

Risotto Zucca e Funghi

Risotto Autunnale Zucca Gialla e Funghi

Di Pietro Sassaroli
Chef and food expert

Tempo di preparazione: 40 minuti
Difficoltà: bassa

Ingredienti per quattro persone:

  • 300 gr di riso carnaroli
  • 250 gr di polpa di zucca gialla
  • 100 gr di funghi porcini
  • 200 gr di funghi finferli (creste di gallo)
  • Uno spicchio di aglio grande
  • Un bicchiere di vino bianco
  • Olio extra vergine di oliva
  • burro qb
  • Parmigiano gratugiato qb
  • Sale e pepe

Preparazione:

  • Pelare la zucca, tagliarla a cubettini piccoli e metterla a cuocere in un tegame con 3 bicchieri di acqua salata. Una volta cotta, scolarla e ridurla in purea con un mixer. Tenere l’acqua di cottura che utilizzerete durante la cottura del risotto.
  • Mondare i funghi, tagliarli a fettine sottili e soffriggerli in una padella con l’aglio precedentemente tritato e due cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • Aggiungere il vino bianco e cuocere per una decina di minuti circa
  • In un tegame mettere il burro a rosolare e aggiungere il risotto. Fare tostare per alcuni minuti, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno.
  • Aggiungere la purea di zucca e l’acqua di cottura. Cuocere lentamente per circa dodici minuti.
  • Aggiungere i funghi e, se necessario, acqua calda. Portare a termine la cottura del risotto finire.
  • Salare e pepare e mantecare con burro e parmigiano
  • Servire facendo attenzione che il risotto non sia troppo asciutto.

Abbinamento Consigliato:

Gewurztraminer Kossler

Per questa ricetta autunnale suggeriamo il “Gewurztraminer” 2013 dell’azienda altoatesina “Kossler”. Un vino che al naso ha un’apertura fresca e delicata.
Di ottima intensità e buona lunghezza. Ricordi di cedro, litchi, rose, ananas, ginestra e tiglio. Ben rifinito nelle sensazioni odorose in perfetta simbiosi con gli ingredienti di questo piatto. Chiude al naso tra sentori di frutta tropicale ed erbe aromatiche. Bocca dalla freschezza e morbidezza equilibrata che ben si addice ai funghi e alla sensuale dolcezza della zucca. Chiude con un gradevole amarognolo.

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A Torino per andare “in bianco”.

Il 24 novembre 2014 al Palazzo Carignano di Torino va in scena “In Bianco”, l’evento che racconta le perle enologiche di alcune delle zone più vocate del mondo. Un ricco banco d’assaggio permetterà di scoprire i vini, rigorosamente “in bianco” di circa 100 cantine provenienti dalle regioni vinicole, italiane ed estere. Si tratta di un prestigioso appuntamento, affiancato al 48° Congresso AIS nazionale (Torino 22 e 23 novembre 2014), una degustazione aperta al pubblico, agli operatori di settore e alla stampa specializzata dove i grandi vini bianchi saranno protagonisti assoluti. Ad organizzarlo è ArtevinoStudio, dopo il grande successo de “Le Loro Maestà: il Nebbiolo e le Pinot Noir”, incontro tra vignerons di Borgogna e vignaioli di Langa.

Gli ospiti della manifestazione faranno un vero e proprio viaggio sensoriale da nord a sud dell’Italia: (altro…)

Ricetta Gamberoni dolci al ventaglio e il vino giusto da abbinare

Gamberi al Ventaglio

GAMBERONI DOLCI AL VENTAGLIO

Di Pietro Sassaroli
Chef and food expert

Tempo di preparazione: 2 ore
Difficoltà: media

Ingredienti per due persone:

  • 15 gamberoni freschi
  • Due patate grandi
  • Una zucca (se possibile del diametro della patata)
  • 2 Scalogno
  • 1 Carota grande
  • 1/4 di bulbo di Sedano Rapa
  • 1 pomodoro fresco
  • Aglio
  • rosmarino
  • Un peperoncino mild
  • Miele al tiglio q.b
  • Olio extra vergine di oliva
  • Burro
  • 3 bicchieri di acqua
  • Cognac q.b
  • Foglioline verdi e/o fiori edibili per guarnizione

Preparazione del ventaglio di patate e zucca:

  • Mettere la zucca in acqua bollente e lasciare cuocere per una decina di minuti circa. Scolarla e metterla ad asciugare molto bene.
    Tagliarla a fettine sottili (2 mm circa) e asciugare su un panno asciutto.
  • Pulire e tagliare le patate dello stesso spessore della zucca e lasciare asciugare su un panno asciutto.
  • Su una placca stendere della carta forno, ungerla leggermente e adagiare le fettine di patata e zucca senza che si tocchino tra di loro. Con un pennello imburrare leggermente con un po’ di burro messo a scaldare in precedenza. Salare leggermente. Infornare a 200 gradi circa per 10- 15 minuti fino a che la patata non diventi leggermente colorata e croccante.

Preparazione dei gamberetti:

  • In una padella mettere a scaldare una noce di burro e un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, alcuni spicchi di aglio, due rametti di rosmarino. Appena l’olio sarà molto caldo, ma non bollente, aggiungere i gamberoni sgusciati (la coda sarebbe bene lasciarla per un motivo ornamentale) e il sale. Cuocere per due minuti circa.

Preparazione della bisque:

  • In un pentolino fare soffriggere con un cucchiaio di olio lo scalogno, la carota e la rapa tritati finemente.
  • Aggiungere i gusci dei gamberoni e tre gamberoni, il peperoncino e il pomodoro tagliato a pezzetti.
  • Una volta rosolati bagnare spruzzare leggermente col cognac e fare evaporare.
  • Aggiungere l’acqua e poco sale e fare bollire per circa un’ora.
  • Passare il tutto al setaccio e continuare a cuocere fino a ridurre la salsina alla consistenza di un olio.

Composizione:

Facendo attenzione che tutto sia caldo, disporre le fettine di patate e di zucca in strati alternati in modo da formare un ventaglio.
Al centro, disporre i Gamberoni e coprirli con la “bisque” molto calda.
In un dispenser col beccuccio molto piccolo mettere il miele e cospargerne un filino delicato sul piatto. Completare con le guarnizioni.

L’ABBINAMENTO

Alastro di planeta

Per questa bellissima ricetta abbiniamo il vino “Alastro” dell’azienda siciliana “Planeta”. Il vino è un uvaggio di uve greco e fiano. Il colore giallo paglierino intenso con riflessi verdognoli, indica il lato giovane. Intensità e persistenza perfetto per l’altrettanta delicata intensità olfattiva del piatto. I continui rimandi e i richiami olfattivi di ginestra, acacia, leggero miele mille fiori, melone giallo, di erbe aromatiche con sfumature di resina e lieviti sul finale e di fichi d’india si intrecciano perfettamente con i profumi di questo piatto. Bocca di bella pienezza, giusta freschezza e sapidità pronunciata in grado di pulire il palato e prepararlo per un nuovo boccone. Un vino molto mediterraneo.ù

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