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Vino nobile di Montepulciano Vigneto St. Ercolano 2004

Un vino che ha importanti doti comunicative e che ha suscitato tante curiosità tra coloro che lo hanno bevuto. Molti si sono chiesti come questo vino possa essere così buono dopo dieci anni. Qui non si tratta di come un vino possa essere così buono dopo dieci anni ma del semplice fatto che questo vino è stato voluto e pensato per essere buono dopo così tanto tempo. Un gioco di parole che serve per far capire che ci sono vini che piacciono perché freschi e scalpitanti e altri, invece, che affascinano con la complessità sottile e l’intreccio di sfumature sviluppate, appunto, durante l’affinamento in bottiglia. Vini diversi, emozioni differenti. Il Vino nobile di Montepulciano Vigneto St. Ercolano 2004  è un vino profondo, dal particolare stile espressivo. Ha bisogno di aria per sentirsi sicuro ed esprimersi. Ha bisogno di conoscervi prima di mostrarsi nelle sue più intime sfumature. Non sarete in grado di giudicarlo al “primo colpo di naso” e forse nemmeno al secondo perché sarà lui a giudicare voi.  È un vino che nasce per avere questo tipo di evoluzione. I toni ossidativi sono importanti. Sono quei toni leggeri che rendono rilevante ogni respiro di questo vino. Vi trasporta lentamente in un immaginario quasi perverso che te lo fa desiderare e rifiutare al contempo. È un vino per persone riflessive. È un vino per l’intelletto prima ancora che per la tavola. Questa, è la giusta collocazione di questo vino. I richiami mirano a qualcosa di antico, di primordiale, ricordi forti assalgono la mente. Ricordi di cuoio s’innestano a sensazioni speziate, di

sigari, di legno di cedro ma anche di mallo di noce, di macchia mediterranea quella secca, bruciata dal sole dove l’odore delle bacche di ginepro sfiorano appena il naso lasciando memoria fugace. I ricami di fiori essiccati e di frutta macerata si fondono. In profondità, qualcosa di verde, forse un arbusto, un frutto non raccolto che da lontano cattura. Sono solo passati dieci minuti e già cambia. Comincia a prendere maggiore dimensione nel lato del frutto ora più tracciato e preciso. Una mora…fresca -incredibile-, una prugna scura e appena un po’ di pepe nero sul finale. Non basta cambia ancora e comunica, racconta la sua storia, la sussurra sottile come una cortigiana al suo ammiratore che la desidera senza averla. La sensazione fantastica, il sogno, è travolto da un palato severo che non lascia spazio a riflessioni di sorta. Il tannino fine, infiltrante, s’insinua in ogni angolo del palato, cattura ogni singola sensazione tradito solo da una sensazione “dolce” sul finale a svelare la nobiltà d’animo. Intenso, lungo, infinito nei ricordi e dai ritorni aromatici che continuano la riflessione. Questo vino è così, checché si dica. È per chi vuole abbandonarsi a un viaggio che farà leva sui ricordi personali e sulla personale esperienza d’assaggio. Questo vino è così, oltre le annate, oltre la critica, oltre…il tempo.

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Sushi, arte della cucina giapponese

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Il Giappone è un paese affascinante, dalle sfumature intriganti. Armonie di colori e di sapori dove natura e uomo trovano un compromesso perfetto. La filosofia di vita giapponese è di rendere semplice il complesso e viceversa. È una semplicità creata seguendo regole millenarie. (altro…)

Vi siete mai chiesti perché si chiama prosecco?

Vi siete mai chiesti perché si chiama prosecco? Potrebbe trattarsi di una specie di refuso storico. Plinio il Vecchio quando parlava di “Pucino” faceva riferimento ai vini  ottenuti dalle uve che provenivano da “Contovello”, paese che sta a un chilometro dal centro abitato di “Prosecco”, nel Carso. Ma in quello che oggi è il paese di Prosecco i Romani avevano creato una sorta di stazione bordo strada che utilizzavano per immagazzinare le merci, tra cui i vini, provenienti dalle zone dell’impero in attesa di essere spostate sulle strade principali e raggiungere Roma. Era la tipica carraia romana per intenderci, una strada secondaria con magazzini annessi. Forse sarà un caso oppure no ma si fa notare anche che il nome prosecco potrebbe derivare dal toponimo slavo “Proseku” e significa, guarda caso, zona disboscata.

E fin qui nulla di strano ma l’inghippo nasce nel 1500. In questo periodo (altro…)

Il Club del mese di settembre fa tappa nella Marche

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Il club di questo mese vede i nostri sensi impegnati con i vini delle Marche che, da un punto di vista vinicolo, ha sempre regalato grandi sorprese. Una regione che grazie alla particolarità del territorio e del microclima ha sempre originato vini bianchi di spessore e rossi di classe. Le Marche si dividono tra il mare Adriatico e gli Appennini, tra colline di natura argillosa e materia alluvionale man mano che la stessa collina degrada verso il mare. Quando si sente il nome di questa regione, la prima cosa che sovviene alla mente è il Verdicchio ma non dobbiamo dimenticare che le Marche sono anche patria di altrettanti vini famosi: Lacrima di Morro d’Alba, Vernaccia di Serrapetrona, Pecorino e Passerina.
Senza dimenticare le denominazioni: Rosso Conero e Conero Riserva Docg, che rappresentano un’importante produzione di vino rosso ottenuto uve Montepulciano vinificato in sette comuni nella provincia di Ancona. I vini scelti per il club di settembre sono prodotti da aziende di rilievo, conosciute per la qualità di produzione e per il rispetto del territorio.
Vediamo le scelte.
La Gran Cuvée dell’azienda Velenosi è un metodo classico ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero vinificati in bianco. Uno spumante che si distingue per finezza e complessità olfattiva. Dove è facile riconoscere sentori di lieviti, crosta di pane, crema pasticcera, ribes, uva spina e un tocco di frutta tropicale. Il palato gioca su note fresche e finale sapido con note complesse di frutta. Un vino dal palato denso, ricco di note aromatiche contrastanti. Questo vino grazie alla sua eleganza e forza d’espressione è adatto per aperitivi importanti o da tutto pasto con piatti di pescato, crostacei e molluschi.
Come secondo vino abbiamo scelto il Verdicchio di Villa Bucci, storica azienda marchigiana che si trova in provincia di Ancona. I suoi vigneti si trovano su un suolo tendenzialmente argilloso con stratificazioni variabili di calcare. Il connubio argilla/calcare regala ai vini bianchi, struttura e finezza nei profumi. Il vino proposto è il Verdicchio classico superiore dei Castelli di Jesi. Sentori di agrumi e frutta tropicale, di erbe aromatiche, mandorle, muschio e fiori bianchi. Camomilla, ginestra e sfumature di vaniglia ad arricchire il quadro olfattivo. Bocca fresca, dinamica, intensa e molto persistente. Piacevole sapidità. Finale di mandorle e pepe bianco. Un vino perfetto per piatti di pescato, salumi, minestre e risotti.
Infine il Pelago della storica Umani Ronchi. Forse molti di voi ricorderanno questo vino quando usci sul mercato per la prima volta verso la fine degli anni ’90. Un uvaggio tra Montepulciano, Merlot e Cabernet Sauvignon in un gioco di equilibri che manteneva la personalità delle uve autoctone, amplificate dal carattere di quelle bordolesi.
Questo vino è prodotto solo nelle migliori annate ed è vincitore di premi e riconoscimenti importanti. Vibra di sentori di bacche verdi, frutta nera e rossa fresca, di fiori di rose, iris e viole.  Sfumature speziate di pepe nero, cannella, caffè e vaniglia. Tratti minerali. Appena ferroso. Il corpo è voluttuoso, agile, ricco di freschezza e tannino piacevolissimi. Da abbinare a piatti di carne pregiata.

Dolce o secca è sempre Albana

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Quest’albana com’è, dolce o secca? In realtà è molto di più. A volte il consumatore può fare un po’ di confusione sia sulla territorialità sia sulla tipologia. Chiariamoci un po’ le idee. (altro…)

Tenuta Patruno Perniola: passione per il territorio

La Tenuta Patruno Perniola è una cantina pugliese che abbiamo selezionato durante il nostro girovagare tra fiere e manifestazioni dedicate al mondo del vino. Ci piace cercare continuamente vini validi, originali e al giusto rapporto qualità/prezzo da proporre ai nostri affezionati. La Tenuta Patruno Perniola entra a far parte delle aziende che proponiamo nella nostra enoteca online. La passione  che quest’azienda mette nel proprio lavoro e la qualità dei vini meritano attenzione. L’azienda, che ha una tradizione vinicola fin dal 1800, si trova a Gioia del Colle in provincia di Bari. Una piccola realtà imprenditoriale che fa del proprio territorio di origine una passione con l’obiettivo di preservare e valorizzare le caratteristiche dei vitigni autoctoni. Vediamo nel dettaglio la degustazione dei vini che troverete online… (altro…)

CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO: STABILITA’ E DIFESA DELLA QUALITA’

marchio consorzioIn un’annata tanto difficile per la viticoltura del Nord Italia, interessata da un clima tutt’altro che estivo, quello del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore si rivela un territorio capace di esprimere unità di intenti su prezzi e qualità. Tutti gli attori della filiera produttiva stanno lavorando giorno dopo giorno per una vendemmia 2014 di alto livello e per continuare a garantire al consumatore la migliore qualità ed il miglior prezzo del prodotto.

Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Confcooperative e Unindustria, hanno preso atto della necessità di creare le condizioni perché non vi siano tensioni di mercato e si accompagni la naturale stabilità produttiva ed economica che l’intera filiera auspica per questa vendemmia. (altro…)

COCOFUNGO 2014 SPOSA LA CUCINA VEG!

Partirà da Venezia la storica rassegna che ha reso il fungo ambasciatore di culture e tradizioni. La nuova edizione interpreterà la filosofia del vegetarianismo con proposte ad hoc e una serie di ricette tutte da provare. E, tra le novità del 2014, anche l’ingresso del ristorante Marcandole di Salgareda nel gruppo dei ristoranti del Cocofungo.

Partirà da Venezia, e interpreterà il fungo come non lo avete mai visto prima. Torna Cocofungo,  rassegna gastronomica trevigiana che nella nuova edizione presenterà tante gustose novità. Dopo aver raccontato il fungo in versione street-food, i ristoratori Cocofungo si apprestano a celebrare le proprietà salutistiche di questo prodotto autunnale, con una edizione che parlerà anche veg!

L’evento, infatti, riserverà un’attenzione particolare a questa filosofia alimentare, per permettere a tutti di conoscerla da vicino. Accanto alle classiche proposte che includeranno carne e pesce, in ciascuno dei menu sarà dunque presentato un piatto vegetariano che interpreterà la sensibilità di ogni chef. Ciascuna delle serate in programma dal 25 settembre al 31 ottobre andrà così a comporre, a fine rassegna, un menu vegetariano tutto da scoprire, realizzato esclusivamente con prodotti di qualità, a km zero.

L’edizione 2014 segna  una nuova, grande entrata: il rinomato ristorante Le Marcandole di Salgareda (Tv). Nato negli anni Trenta tra i vigneti e i campi coltivati che si trovano a pochi passi dall’argine del fiume Piave, Le Marcandole è un prestigioso e raffinato ristorante, che propone menù di qualità e predilige i piatti a base di pesce. Nel tempo questo locale è divenuto uno dei punti di riferimento dell’enogastronomia del nord est italiano, conquistando il favore e gli apprezzamenti della critica.

Proprio alle Marcandole, dei fratelli Roberta e Alessandro Rorato, spetterà il privilegio di aprire la manifestazione che quest’anno si inaugurerà in una location d’eccellenza: il Casinò Municipale di Venezia. Le prime due tappe, quella del 25 e 26 settembre, si terranno infatti in questo luogo magico della città lagunare che, per la prima volta, ospiterà la kermesse trevigiana dedicata al fungo.

L’evento, la cui organizzazione generale è ancora una volta curata dall’Agenzia Eventi di Conegliano, proseguirà l’1 e 2 ottobre a Casa Gobbato, Volpago del Montello con il ristorante Da Celeste.

Dal 9 al 12 ottobre toccherà al ristorante Miron di Nervesa della Battaglia stupire gli ospiti, mentre il 15 e il 16 ottobre la rassegna varcherà i confini nazionali per approdare a Monaco di Baviera, in Germania, all’osteria Der Katzlmacher. Il 17 ottobre ai gourmet di Cocofungo sarà dedicata la serata del ristorante Barbesin di Castelfranco Veneto. Il 24 ottobre la rassegna andrà in scena al Ristorante Sansovino Castelbrando Da Palazzi di Cison di Valmarino. L’edizione 2014 si concluderà con tre cene da non perdere: quelle del 27, 30, 31 ottobre Da Gigetto, a Miane.

Dopo aver per anni valorizzato il fungo come ingrediente light, profumato e versatile  e come simbolo della cucina delle Prealpi trevigiane, da quest’anno la rassegna Cocofungo vuole diventare il palcoscenico in cui proporre un’alternativa veg,  incontrando così i gusti di coloro che anche al ristorante vogliono seguire diete vegetariane e correttamente bilanciate, con menu saporiti e sorprendenti che sapranno conquistare il palato degli appassionati gourmet di ogni genere.

Funghi ecco gli abbinamenti per questo prodotto della terra. Di solito per il fungo ben si adattano bianchi fermi dall’intensità aromatica media. Dipende dai funghi naturalmente e a quali altri cibi si accostano. Nella nostra enoteca on-line avete l’imbarazzo della scelta.

Tartare di tonno rosso con guanciale di maiale croccante

Lo Chef Tomek Korniluk

Questa settimana la nostra ricetta varca i confini nazionali. Ci trasferiamo in Polonia per conoscere la ricetta proposta dallo chef  Tomek Korniluk  del ristorante “Żurawina Restaurant” di Varsavia.

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Il Premio Nazionale Galvanina “Miglior Chef 2014” a Carlo Cracco

Rimini – Lo abbiamo conosciuto alle prese con severi giudizi su esecuzioni e dosaggio di ingredienti sotto i riflettori del celebre Talent di Masterchef. Allievo di due mostri sacri della cucina come Gualtiero Marchesi e Alain Ducasse, Carlo Craccorappresenta la moderna evoluzione del cuoco nei primi anni del ventunesimo secolo: in costante sperimentazione, in giro per il mondo alla ricerca di nuove esperienze, imprenditore, testimonial, sguardo rivolto al sociale. Lo chef vicentino è un concentrato di attivismo e di nuovi stimoli, Ambasciatore della Regione Lombardia per Expo 2015, dal febbraio scorso ha aperto “Carlo e Camilla in segheria” a Milano, per citare le sue ultime due sfide.

E in questa un’agenda in eterno movimento e fitta di impegni, alla data domenica 7 settembre c’è segnata anche la località di Rimini che gli tributerà il prestigioso “Premio Nazionale Galvanina” nella sezione Cucina. L’occasione è la quattordicesima edizione del Festival della Cucina Italiana (5-7 settembre 2014) in programma sulle colline riminesi, tre giorni con il meglio del cibo e del vino. Cracco raccoglie il testimone da altre illustri firme della cucina italiana: tra gli ultimi, Gianfranco Vissani (2010), Gino Angelini (2011), Pino Cuttaia (2012) e Niko Romito (2013) a cui in particolare il “Premio Nazionale Galvanina” fu foriero di soddisfazioni visto che poche settimane dopo arrivarono le Tre Stelle Michelin.

Chi è Carlo Cracco (altro…)