Vini on line

Vigna 1922 di Torre San Martino il “sangiovese dei cento anni” che vince i tre bicchieri 2015

Torre San Martino, è un’azienda agricola che si trova in provincia di Forlì in una tenuta di trenta ettari tra boschi, uliveti e vigne sull’Appennino Tosco-Romagnolo, tra i comuni di Brisighella e Modigliana, in località San Martino in Monte. Sessanta ettari raccolti in un anfiteatro a circa 300 metri sul livello del mare, protetti dalla dolcezza delle forme collinari. L’azienda nasce attorno agli anni 2000 per volontà della famiglia Costa, da sempre innamorata della terra di Romagna, con lo scopo di produrre vini di alta qualità. Quando cominciarono i primi lavori di studio per la disposizione degli impianti fu notata, casualmente, una liana di vite che si perdeva nel terreno. Cominciarono a seguirla per capire da dove provenisse e mentre risalivano la proprietà scoprirono dei rovi che “oscuravano” un’intera collina da cui ogni tanto si intravedevano, appunto, “tracce” di vite. Proseguendo con le ricerche la proprietà si rese conto nel giro di pochi giorni che si trovava davanti a un rarissimo vigneto datato, dopo una serie di ricerche, al 1922. Una rarità in Romagna, e forse anche a livello nazionale, che ispirò un progetto differente da quello iniziale che diede impulso a un processo di “recupero archeologico” del vigneto. Una volta che il campo fu liberato dai rovi, a essere scoperta una vigna di sangiovese allevata ad alberello di una bellezza estrema con riferimento a un’epoca dove ancora si utilizzava la “selezione massale”. Il vigneto, successivamente, fu rimesso a punto con un paziente lavoro di restauro, manutenzione e diligenti potature. Oggi l’azienda Torre ha il fascino di un antico vigneto abbandonato, sapientemente restituito a nuova vita, in un territorio dove il potenziale enoico ha un’espressione capace di regalare prodotti eccellenti e d’indiscutibile valore. La particolarità dei terreni di Torre San Martino, è la capacità di conferire ai vini una sapidità originalissima che si trova nei bianchi come nei rossi.

Una delle secolari viti del

Una delle secolari viti del “Vigna 1922″ in una foto della “Wine Photographer” Jessica Zanardi

Tutto il vigneto, di fatto, si trova sopra una “bolla” di arenaria, pregiate “sabbie gialle”, che nei bianchi come nei rossi regalano sensazioni sapide che esaltano originali sentori. Quest’anno Torre San Martino è stata premiata con l’ambito premio “tre bicchieri 2015″ della guida “Gambero Rosso” e con la menzione ” Grande Vino” della guida Slow Wine. I premi arrivano grazie al Sangiovese Riserva Vigna 1922 2011. Un vino di grande carattere e finezza. Un sangiovese in purezza di rara fattura proveniente dall’antico vigneto allevato ad alberello da selezione massale, ovvero, un vigneto dove i cloni di sangiovese sono diversi tra loro e in grado, per questo, di conferire al vino sfumature differenti e giochi olfattivi che si sviluppano sul dettaglio. Un vino unico con una produzione limitata. Dell’annata 2011 ci sono solo 2500 bottiglie per tutto il mondo. Noi di “Vinitaly Wine Club” abbiamo a disposizione poche bottiglie a un prezzo vantaggioso.

Ricette veloci da abbinare al Moscato


Per coloro che col Moscato D’Asti preferiscono rimanere sul classico degli abbinamenti ecco due ricette della tradizione dolciaria piemontese. Per la stiacciata al rosmarino procuratevi 500 grammi di pasta di pane, 300 di uva rosata, 150 grammi di zucchero di canna, 20 grammi di lievito di birra, 100 grammi di gherigli di noce, sale, olio e un rametto di rosmarino.  Si prepara mettendo in padella quattro cucchiai d’olio con il rosmarino tritato. Lontano dal fuoco unite zucchero, noci tritate, un cucchiaino di sale e mescolate. Incorporate alla pasta di pane appena lievitata il composto alle noci e poi i chicchi di uva. Fate riposare per un’ora. Dividete la pasta in tre cordoni che annoderete tra loro come una treccia e cuocete in forno a 170° per 45 minuti. Se invece volete preparare il dessert con panna all’astigiana, procuratevi 5 tuorli e 5 cucchiai di zucchero assieme a 700 ml di panna fresca, 150 grammi di canditi misti tagliati a dadini e 10 grammi di (altro…)

Dall’Asia minore al Piemonte. Una Storia chiamata Asti

Vino Moscato
Credo valga la pena spendere due righe su uno dei prodotti della nostra enologia più invidiati e contraffatti al mondo. Uno di quei vini che se l’Italia fosse Francia nessuno si permetterebbe di contraffarlo e tutti lo berrebbero durante l’anno. Ne parliamo ora perché è questo il periodo dove questo vino spumante incontra maggiore disponibilità da parte del grande pubblico. Il Natale, infatti, è uno dei periodi dove si consuma più vino moscato spumante. Quello che per molti è un “semplice vinellino” dolce in realtà è una delle varietà d’uva più antiche e coltivate nel mondo, che dall’Asia minore si diffuse, grazie ai marinai greci e fenici, in tutto il bacino mediterraneo. Era chiamata dai romani “uva apicia” o “apiana”, per la forte dolcezza che richiamava numerose le api. In Italia esistono numerose varietà, anche se un posto di rilievo spetta al moscato di Canelli, in Piemonte, base del famoso Asti spumante. Comunque sia il moscato piemontese deve molto della sua fama a un appassionato gioielliere viticoltore, Giovan Battista Croce, che alla fine del’500 iniziò a dedicare il proprio tempo libero alla produzione del moscato, riuscendo a creare un vino

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La selezione del Club per Natale

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Cari affezionati del “Vinitaly Wine Club”, chiudiamo quest’anno di selezioni con un mese speciale dove a essere protagonista non una scelta regionale ma una preferenza ispirata da queste festività. Abbiamo riunito in un’unica scelta, tre fuori classe provenienti da regioni diverse: Friuli, Toscana e Piemonte. Tre regioni protagoniste del mondo enoico con relativi vini che potrete usare in momenti diversi nel corso delle vostre feste oppure, come spesso consigliamo, abbinarli alle portate di un pranzo o di una cena importante.

Per il vino bianco abbiamo scelto il Friuli e il Pinot Bianco 2013 dell’azienda “Castello di Spessa”. Un vino che ogni anno rinnova la sua bontà con premi di prestigio. Quest’anno ha vinto il famoso premio “Tre bicchieri” della guida Gambero Rosso 2015. Il Pinot Bianco del “Castello di Spessa” si presta per accompagnare aperitivi a base di piccole preparazioni di pescato, formaggi leggeri oppure da tutto pasto sempre con pesce o risotti.

Per il vino rosso la scelta è caduta sul Chianti Classico 2012 della famiglia Nunzi Conti. Un vino moderno nella tradizione. Un Chianti dallo stile appena intenzionale ma dal cuore ben radicato nella tradizione enoica della regione stabilendo, così, nuovi equilibri nella memoria toscana del Chianti Classico. Perfetto, per carni pregiate, paste al forno e formaggi di media stagionatura.

Infine, dal Piemonte, un Moscato d’Asti. Nella versione frizzante questo vino vi delizierà. Non aspettatevi il solito Moscato da destinare solo alla pasticceria dolce. Questo vino inserito nella selezione vuole essere una piccola provocazione. La finezza, la femminilità del Moscato d’Asti prodotto dall’azienda “Beppe Marino” vi stupirà per il gioco di equilibri, il ritmo fresco e la saporita sapidità. Un moscato che potrete certamente utilizzare per la piccola pasticceria ma, attenzione, chi vorrà osare scoprirà, invece, come sia delizioso l’abbinamento con molluschi e crostacei. Servitelo ben freddo e godetevi un aperitivo a base di gamberi e ostriche. Rimarrete stupiti.

E adesso vediamo nel dettaglio le particolarità dei vini della selezione natalizia attraverso le nostre degustazioni.

Il “Collio Pinot bianco” 2013 prodotto dal “Castello di Spessa” e vincitore del premio “Tre bicchieri” della guida “Gambero Rosso” ha un naso suadente, ricco di piacevolissimo frutto.
Apre con sentori di pera, prugne selvatiche, foglie di ortica e ricami floreali di rose bianche. Poi si distende con maggiore precisione su sensazioni di frutta bianca, erbe aromatiche e fiori di campo. Qualcosa di mentolato sul finale.
Bocca fresca con finale sapido e gradevole chiusura amarognola. Preciso, espressivo e ricco di dettagli. Si consiglia l’abbinamento con preparazioni a base pesce al forno, formaggi freschi, carni bianche, minestre e risotti a condimento medio.

Il “Chianti Classico” dell’azienda Nunzi Conti è un vino tecnicamente ben fatto che raccoglie in se le necessità di un mercato moderno che vuole vini più gentili senza tralasciare quel pizzico di tradizione che si evidenzia in profondità. Il naso è pulito, intenso e persistente. Ricordi di frutta rossa e nera con linee di spezie a impreziosire il frutto stesso quel tanto che basta. Sfumature di agrumi. Al palato l’entrata è morbida, di piacevole freschezza con chiusura tannica misurata. La cosa che più affascina di questo Chianti è che invita sempre a un nuovo sorso. La forza sta nell’equilibrio della beva, nel corpo bilanciato e nel rinnovarsi continuamente dei profumi al naso. Per le carni pregiate e le paste elaborate o al forno. Per i formaggi meglio se di media stagionatura.

A produrre il “Moscato d’Asti Muray” 2014 è l’azienda “Beppe Marino” per mano dell’enologo e proprietario Maurizio Marino grande conoscitore di moscato e bravissimo interprete di questa tipologia di vino. Al naso intensità e persistenza. Si riconoscono odori di muschio, rose bianche, tè verde e foglie di alloro. Tonalità di cedro e di foglie di limone. Bocca dalla carbonica cremosa, saporita. Dolce e dalla freschezza scalpitante con un finale di fiori di gelsomino, rose e muschio. Bocca davvero equilibrata, anche in fase di chiusura con un amarognolo perfetto. Usatelo come aperitivo, servito ghiacciato e abbinato a molluschi e crostacei o con delle crudità. Diversamente a piccola pasticceria nel più classico degli abbinamenti.

Il fascino delle bollicine attraverso la tecnica

pupitresIl fascino delle bollicine comincia già in cantina. È un’arte, quella della spumantizzazione, che fa di un vino fermo, un liquido odoroso che brilla di luce propria con piccole e sferiche bollicine che danzano nel bicchiere. Sono tante e con il loro fluttuare stimolano sogni e speranze col loro dolce turbinio. Come avviene tutto questo? Vediamo le bollicine per eccellenza, quelle che si creano con il sistema denominato “metodo classico” o per dirla in un modo oggi patrimonio della terminologia francese, “champenoise”. Le uve raccolte, per ciò che riguarda gli spumanti di “casa nostra”, generalmente sono Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. I grappoli sono raccolti a mano e poste in piccole cassette e portate in cantina per essere pressate dolcemente. Alcune aziende differenziano le fasi della pigiatura. Una prima pigiatura soffice, da origine a un mosto migliore rispetto la seconda che, generalmente, è utilizzata per prodotti di diversa qualità. (altro…)

Abbinamenti ai pranzi e cenoni festivi. Ecco le selezioni!

Abbiamo creato delle nuove selezioni di vino da abbinare alle festività. Le selezioni sono composte da tre vini abbinare a crostacei, molluschi, pesce, carne e primi piatti. Sono state pensate e create in modo da essere “incastrate” a vostro piacimento in modo da poter accompagnare tutto il vostro pranzo di Natale o il cenone di fine anno. Sappiamo che durante questi pranzi e cene è facile trovare più tipologie di piatti. Spesso si comincia con antipasti di pesce e si finisce con primi piatti magari a base carne. Pesce e crostacei vanno a braccetto e spesso le carni fanno capolino a tavola divise tra bolliti, carni bianche e magari arrosti. Oppure, a volte, accade che ci siano pranzi dove è prevista la scelta tra pesce e carne. Come gestire quindi la nostra cantina al meglio in modo da abbinare le giuste bottiglie ai piatti di queste festività? Con le nostre selezioni ideate apposta per risolvere il problema della varietà dei pranzi e delle cene dei periodi festivi. La facilità d’uso di queste selezioni è che possono essere abbinate a loro volta tra loro sulla base del vostro menu. Se ad esempio avete previsto molluschi e crostacei non dovete fare altro che affidarvi alle due selezioni porle a tavola e utilizzarle di conseguenza. E se per caso avete previsto dei primi piatti a base carne? Niente paura, fate riferimento alla selezione “Pranzo di natale e cenone di fine anno risotti e minestre a base carne” e non sbaglierete l’abbinamento. Se nel vostro menù è previsto un antipasto di crostacei e il proseguimento sarà col pesce allora potrete scegliere le due selezioni in abbinamento: crostacei e pesce. Noi abbiamo messo il vino e a voi lasciamo il gusto di introdurre a tavola le selezioni in base alle vostre esigenze.

Le prelibate chiocciole amate fin dalla notte dei tempi

di Fabio Magnani

Ci sono alimenti che vengono trascurati per la mancanza di conoscenza da parte dei consumatori e, per questo, destinati a pochi fortunati e acculturati amanti del cibo. Tra questi, sicuramente ci sono le lumache. Piatto prelibato e ricercatissimo per i Romani come per i Greci, già a quei tempi i gasteropodi godevano d’ottima fama per le capacità di stimolare il palato. Importate dalla lontana Africa e dalla più vicina Spagna, perché considerate migliori, finivano nelle tavole dei ceti più abbienti che le apprezzavano per i contenuti nutritivi e per le doti stimolanti. Già allora, il costo di tale cibo era alto, ed ai ceti meno fortunati non rimaneva altro che accontentarsi delle normali lumache delle campagne circostanti. Oggi, quando si parla di lumache, sono in molti a esprimere una smorfia di disapprovazione dimenticando, però, quello che si perdono. Innanzi tutto occorre dire che i nostri antenati non si sbagliavano sulle

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Etichette del vino, impariamo a leggerle

Sono belle o brutte, di stile classico oppure informale dalle tonalità più o meno colorate o in chiaro scuro. Stiamo parlando delle etichette, carta d’identità del vino, colei che, molte volte, determina l’acquisto da parte del consumatore meno avveduto che si affida alla forma della bottiglia o al colore dell’etichetta prima ancora che al nome dell’azienda produttrice o alla tipologia di vino. È storia vecchia oramai che le etichette sono oggetto di studi di marketing in base allo scopo di mercato che si vuole ottenere. Potrebbe essere facile imbattersi, infatti, in una bottiglia con etichetta splendida ma che racchiude un pessimo vino.

L’etichetta dei vini deve essere prima ancora che oggetto d’attrazione uno strumento in grado di darci informazioni sul vino.

La prima cosa da notare è l’annata, che ci fornisce informazioni su l’età del vino e di quanta vita ancora dispone. Non tutti i vini, infatti, sono adatti all’invecchiamento. Un normale vinello bianco leggero e poco strutturato non potrà dare il meglio di sé negli anni avvenire. Di solito in questi casi si dice che il vino è “di pronta beva” ovvero, da bere entro un anno dall’annata che vedete stampata. E questo vale anche per i rossi leggeri. Attenti, invece, ai vini spumanti. In questo caso a fare fede è l’anno di sboccatura. La trovate nella retro etichetta scritta in piccolo. Di solito per gli spumanti metodi classici – una volta avremmo potuto scrivere “champenoise”-, è meglio berli nel giro di un anno e mezzo dalla data di sboccatura. Ci sono poi le eccezioni che rasentano il gusto personale e l’esperienza di ognuno di noi. Ci sono appassionati che amano, infatti, le particolari ossidazioni di certi vini spumanti.

I vini di un certo spessore come Barolo, Amarone o Brunello si esprimeranno al meglio dopo qualche anno di invecchiamento. La stessa cosa vale per i vini da uve nebbiolo come il Roero e particolari espressioni della Valtellina e certi grandi sangiovese toscani e romagnoli.

Non crediate che i vini bianchi siano solo vini, come si diceva, di “pronta beva”. In Friuli potreste trovare grandi bianchi che danno il meglio di sé dopo qualche anno dalla data posta in etichetta.  L’etichetta, inoltre, ci indica la zona di origine, chi ha imbottigliato o prodotto il vino e se è igt, doc o docg. Tutti sappiamo che un vino a “denominazione di origine controllata e garantita” è un vino cui il disciplinare impone regole ferree ai fini qualitativi ma occorre tener presente che non sempre è così. Molti sono i produttori che decidono di produrre i propri vini sotto l’egida della “Indicazione Geografica Tipica” per esprimere meglio la propria territorialità. Quindi, non dimentichiamo di leggere bene l’etichetta prima di acquistare poi di assaggiare e di raccogliere ulteriori informazioni magari confrontandoci con altri perché il vino, ricordiamo, è prima di tutto convivialità.

Club di novembre dedicato alla piccola ma grande regione Molise

Il Club di questo mese fa tappa in Molise. Piccola regione del centro Italia spesso dimenticata nonostante la bontà dei suoi vini. È una regione che non gode, ingiustamente, della fama delle regioni più blasonate nonostante sia in grado di regalare belle e forti emozioni con i suoi vini.

Il Molise si compone in circa 8.000 ettari di vigneto suddiviso tra “Alto e Basso” Molise.
 Nell’alto Molise, in provincia di Isernia, tradizione e modernità spesso vanno di comune accordo infatti, è qui che possiamo trovare vitigni autoctoni e internazionali uniti in sapienti blend. Il Basso Molise, invece, è la zona in provincia di Campobasso dove si produce il più conosciuto Biferno nella versione rosso e rosato ottenuto da uve Montepulciano e Aglianico e, nella versione Biferno bianco, da uve trebbiano e malvasia. . La regione si divide tra parte montana e collinare e i terreni sono prevalentemente argillosi con forti percentuali di sabbie e ghiaie. In altre zone, invece, i suoli assumono una particolare colorazione rossastra per l’alto contenuto di ferro. Ultimamente i produttori del Molise in provincia di Campobasso, stanno rivalutando la “Tintilia” storico vitigno autoctono della regione. Noi con il club di novembre abbiamo voluto rendere omaggio al Molise selezionando vini utili alla tavola in grado anche di soddisfare il gusto.

I vini che troverete sono i seguenti. (altro…)

Collio, stile di vita dal sapore tutto friulano

C’è chi lo chiama “Cuei” e chi preferisce “Brda” ma al di là che il termine usato sia in lingua friulana o in sloveno, poco importa, alla fine il “Collio” è sempre territorio di grandi emozioni oltre che terra di grandi vini bianchi. Infatti, stiamo parlando di una delle zone del Friuli più rinomate per la produzione di vini bianchi di qualità che si distinguono per la particolarità insita in questa tipologia di produzione. Difficile trovare un vino del “Collio” uguale. Lo troverete simile, forse, ma uguale è difficile. Troverete similitudini con i bianchi alsaziani o di Borgogna ma il “Collio” è unico. La zona si trova in provincia di Gorizia tra l’Isonzo la Slovenia e i Colli Orientali. Uno sviluppo prevalentemente collinare, eccezion fatta per il territorio di Farra di Isonzo, con una forma a “mezza luna” dal clima mite grazie alle correnti dell’Adriatico a Sud e alla naturale protezione delle montagne a Nord e dove i paesi di San Floriano, Cormòns e Capriva rappresentano il cuore palpitante della produzione viticola. I vigneti, a un’altezza media di 200 m.l.m, inabissano le radici nella “ponka”, uno strato arenaceo- marnoso, alla ricerca di minerali preziosi o nelle “terre rosse acide” rarità presenti solo in pochissime zone sempre in provincia di Gorizia. Il quadro generale della produzione vinicola è vario. Come si diceva non troverete mai un vino uguale a un altro perché (altro…)

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