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A San Valentino…conquista con una bottiglia di vino!

San Valentino è vicino, la festa degli innamorati incombe sui maschietti preoccupati di sedurre la propria amata e, nel tentativo di riuscire, molti si alambiccano per decidere cosa fare. I ristoranti abbondano di proposte culinarie e le scelte sono difficili da fare giacché rimane il problema di affascinare la propria amata. Una buona bottiglia di vino non deve mai mancare quando si corteggia chi si ama. Decidete, quindi, che questo sarà un San Valentino diverso rispetto ai precedenti. Se preferite lasciare i ristoranti ad altri momenti, fate in modo che la magica cena si terra a casa vostra e che lo chef di turno, e intrattenitore, sarete voi stessi. Giocate sul fatto che fate tutto questo per dimostrare quanto l’amate. Tra le idee utili per prenderla per la gola salvando, in questo modo  ci sono diverse possibilità. L’importante che giochiate di fantasia. Recatevi in una gastronomia e procuratevi una serie di piccoli tranci di formaggi diversi e fatevi consigliare per poterli assaggiare in successione. Non mancate di prendere anche un paio di confetture da abbinare ai formaggi stessi. Per gli abbinamenti non potete sbagliare qui troverete un selezione di vini dedicata ai formaggi.  Non dovete fare altro, una volta a casa, che creare l’atmosfera e disporre i formaggi in modo carino e giocare sul gusto che nasce dall’abbinamento marmellata, formaggi e vino.

È San Valentino! Cucinate per lei…si ma cosa?

Decidete di cucinare un bel risotto per la vostra amata e magari date al piatto il suo nome mentre la rendete partecipe della preparazione. Giocate con la vostra anima gemella tra i fornelli. Le ricette non mancano, ce ne sono molte e spesso sono anche facili da eseguire. Non scoraggiatevi se siete dei novizi ai fornelli o se non siete proprio Carlo Cracco, non serve aver vinto “Master chef” per farsi amare. Quello che conta è impegnarsi e soprattutto che lei lo noti. Rimanete sul semplice, se volete cimentarvi con ricette a base di pescato. Valutate se non sia meglio impegnarvi con cose semplici come ad esempio dei gamberi che sono solo da sgusciare e saltare in padella magari con un po’ di curry e cipolla da accostare a del semplice riso in bianco condito da colorate verdure. Soddisferete l’occhio e vanterete alla gentil donzella che si tratta di un piatto indiano. Se vi sentite sicuri di voi, invece, cocete delle pere e del pane nel vino bianco. Filtrate il tutto, versate la salsa in una padella e riportate in cottura. Aggiungete dei filetti di sogliola che avrete prima rosolato nel burro e nello zenzero. Versare la salsa sul pesce prima di servire. Oppure seducetela con dolcezza facendole trovare una tavola imbandita esclusivamente con dolci d’ogni genere – quelli li dovete per forza comprare in una pasticceria -, e utilizzate uno o più vini dolci. Se, invece, è vegetariana, nulla di più facile, l’unico inconveniente è che avrete molte verdure  da pulire e almeno la varietà la dovete garantire. Niente panico, con il cibo vegetariano l’abbinamento si può fare e lo risolviamo noi di Vinitaly Wine Club e la soluzione la trovate proprio qua.

Giocate coi colori e lasciate spazio ai sapori. Diversamente potreste preparare un solo piatto e abbinarlo a vini differenti, scegliete voi se cimentarvi con i bianchi o coi rossi. Qualunque cosa decidete di fare, però, ricordate che non è detto che per affascinare l’oggetto dei nostri desideri occorrono grandi gesti perché quello che conta è occuparsi di chi ci sta vicino…ogni giorno.  

Tenero convivio con i cibi dell’amore

Sui cibi afrodisiaci si è detto molto e ancora oggi le opinioni sulle proprietà degli alimenti stimolanti sono diverse e controverse. La storia dell’umanità è piena di studi e di scritture che riportano delle proprietà seducenti ed eccitanti di un cibo o di un altro. Bevande, ricette segrete e preparazioni fantastiche sono stati gli argomenti di filosofi e scienziati di tutte le epoche per la gioia dei salotti culturali di quei tempi. Così, tra un sorriso e uno sguardo, le dame dell’epoca preparavano per i loro amanti intingoli di chiari poteri stimolanti per la gioia di entrambi. Il termine afrodisiaco indica una sostanza in grado di allentare le inibizioni, accrescere l’energia per superare qualsiasi tipo di stanchezza, mentale o fisica, e ampliare il piacere risvegliando l’eccitazione. Secondo gli studiosi dei nostri giorni un cibo in grado di fare tutto questo non esiste, però tutti concordano che taluni cibi possono avere qualità afrodisiache. La memoria popolare ha sempre fatto riferimento ad alcuni cibi considerati corroboranti per l’uomo come per la donna e la scienza, un po’ per curiosità un po’ per compiacimento, ne ha preso in esame alcuni. Fra questi risaltano le ostriche (da abbinare a questi vini). Le succulenti bivalve, hanno un contenuto altissimo di zinco che danno a questo frutto del mare un posto di riguardo tra i cibi della tavola di Venere. Chi non vuole utilizzare le ostriche può fare riferimento alle cozze: più umili ma altrettanto importanti grazie al loro contenuto di ferro, fosforo e vitamine senza tralasciare, inoltre, l’intrigante profumo. Inoltre, le cozze richiedono vini meno impegnativi. Tra i protagonisti della letteratura erotica incontriamo spesso le uova. Già nel XIII secolo An-Nafzawi, un sofisticato gastronomo islamico, le considerava ideali per favorire la libido; così come il famoso Giacomo Casanova ne ingoiava ben dodici (così è scritto nella sua biografia), prima di

Specialità veneta a base uovo, asparagi e funghi

Specialità veneta a base uovo, asparagi e funghi

abbandonarsi ai piaceri dell’alcova. Così come marte si nutriva di cento uova alla volta, recita il poeta Tassoni, per riprendersi dalle notti passate tra le lenzuola di venere, anche Antimo della Ravenna medievale prescriveva al Re Teodorico il prezioso alimento per la loro capacità di rinvigorire e preparare all’amplesso. Ciò che rende così interessanti le uova sono la presenza di proteine dal pregiato contenuto di aminoacidi, di fosforo e vitamine. Attenzione, però, a non esagerare e nutritevi solo del tuorlo, facilmente digeribile. Infine non tralasciate il vino per gli abbinamenti. Non esiste bevanda migliore per rilassare e disinibire, stimolando gusto e olfatto. Inoltre è un vaso dilatatore, però “le bevande alcoliche provocano passione e ardore ma ne impediscono la realizzazione” ammoniva Shakespeare, quindi non esagerate e mantenetevi lucidi se volete prolungare i piaceri della tavola e non solo quelli.

Il piccante che trae origine nel profondo Texas

Secondo molti cultore del genere “brivido piccante”, le origini della cucina piccante sono legate a quella denominata “Texicana”. Se fosse vera questa teoria, si tratterebbe di una cucina che ci porta in luoghi dai tempi lontani. Precisamente nel 1540, quando un capitano dell’esercito spagnolo, decide di cercare il leggendario “El dorado”. Era, infatti, Francisco Vàsquez, a capo delle truppe spagnole che partì dall’attuale Messico per dirigersi verso  sud-ovest. Decisione che vide la colonizzazione da parte dei “conquistadores”, dell’attuale Texas. Il tempo passa e la storia narra di guerre e di tradimenti avvenuti in quella parte del pianeta nel tentativo del Messico (siamo già nell’800), di conquistare l’indipendenza. Quest’ultima arriva attorno al 1821, periodo in cui il Messico, prende il controllo dello stato del Texas. Nell’arco di questi secoli di profondi cambiamenti, ci fu uno scambio di persone e di culture diverse che portò a un rimescolamento delle cucine e dei suoi ingredienti. Pare che, l’origine della cucina Tex-Mex abbia inizio proprio in questo periodo. Il piatto tipico che contraddistingue questo tipo di cucina è il chili, in quanto racchiude in un’unica parola gli ingredienti fondamentali che danno vita a questo modo di soddisfare il palato.

Sequenza preparazione Chili

Sequenza preparazione Chili

La preparazione originale del chili, è composta da uno stufato di carne, rigorosamente tagliata a mano, unito a spezie e, in particolare, peperoncino rosso. Il tutto è posto in una casseruola e cucinato a fuoco lento. Oggi, il tipo di carne utilizzata è prevalentemente quella di manzo, ma, ai tempi dei “cow-boy”, non si disdegnava la selvaggina o, addirittura, quella di coccodrillo o dell’istrice. Il chili, gode di così tanta considerazione, che è stato nominato piatto nazionale dello stato del Texas nel 1977. A dare altra conferma dell’importanza del chili per gli americani, è la gara annuale che si tiene in una località remota dello stato in questione. Quel giorno, vede riunirsi tutti i “chili head” (gli appassionati di questo piatto), per confrontare le loro ricette. La “chili people” americana è così numerosa e interessata al “chili world”, che sono nate riviste, la più conosciuta è la “chili pepper magazine”, ed associazioni di livello internazionale che pubblicano libri sull’argomento ed organizzano concorsi agguerritissimi. Non mancano neppure le evoluzioni di questo modo di cucinare che ricorda il sapore del Texas ed i profumi del Messico. Esistono versioni, della Tex-Mex, infatti, che comprendono quella vegetariana, quella che utilizza carni cosiddette leggere o bianche, fino ad arrivare a quelle che propongono piatti da gran gourmant.

Scopri la selezione di vini per la cucina messicana, tex-mex e piccante che abbiamo preparato nella nostra enoteca online

Finis Terrae, la terra dei formaggi

È giusto affermare che il formaggio sia solo Francese o Italiano? La Finis Terrae, era un luogo del passato così chiamato dagli antichi romani, che lo amavano proprio per la sua particolare produzione di formaggi. Si trattava di valli incontaminate, dove i pascoli erano ricchi di erbe che conferivano ai formaggi sapori dalle sfumature più diverse. Il clima era perfetto per lo sviluppo dell’arte casearia, arte che, i Romani stimolarono e migliorarono. La Finis Terrae esiste ancora oggi, fortunatamente, ma porta un altro nome: Galicia, una delle regioni a nord della penisola Iberica. È una regione questa, con un’economia basata prevalentemente sulla produzione di formaggi.

La ricchezza culturale casearia del passato ha lasciato splendide tracce nella produzione odierna. Di tutti i possibili formaggi che si producono attualmente in Galicia, quattro hanno raggiunto la notorietà al di fuori della frontiera: il San Simòn, il Cebreiro, il Titilla, l’Arzùa- Ulloa . Le principali zone di produzione sono la località Lucense de Villaba, i comuni di Becérrea e As Nogais nella parte orientale di Lugo; nella parte ad est della provincia di La Coruña e nell’area ad ovest della città di Lugo, nei pressi del fiume Ulloa.

Cebreiro

Cebreiro

Il Cebreiro si elabora con latte pastorizzato di vacca, si distingue dalla caratteristica forma a fungo e dalla pasta granulosa dal colore bianco e dal sapore acido. Si sposa molto bene con il pane di cereali e con quello di mais. La produzione annuale e di 40.000 kg.

San Simòn

San Simòn

Il  San Simòn, si ottiene dal latte fresco di vacca. La sua forma ricorda quella della pera, ha un colore giallo-ocra ed una pasta cremosa dal sapore delicato. Particolarmente indicato per le classiche tapas, le tartine usate da aperitivo. Annualmente se ne producono circa 20.000 kg.

Tetilla

Tetilla

Il Tetilla, raggiunge una produzione di 1.200.000 kg annuali, la forma è conica e la pasta cremosa dal colore giallo ottenuta da latte fresco di vacca. È prodotto nella parte ad ovest di La Coruña e, più esattamente, nei comuni di Curtis, Mèlide e Arzùa.

Arzùa- Ulloa

Arzùa- Ulloa

l’Arzùa- Ulloa, ottenuto dal latte fresco di vacca, è uno dei formaggi più rappresentativi della tradizione casearia Galiciana. Dalla forma rotonda e un po’ bombata ha un colore giallo e buccia fine con pasta cremosa e senza “occhi”. È ideale con i piatti al forno, in special modo uova e verdure, per la sua capacità di fondersi facilmente. La produzione annuale si aggira circa su 1.500.000 kg; è anche conosciuto con il nome di queixo do paìs.

Cosa potrebbero rispondere gli antichi Romani, che a quanto pare in fatto di buon gusto la sapevano lunga, a proposito della moda che afferma che il buon formaggio è solo Francese? Finis Terrae! 

Quale vini abbinare a un buon formaggio? Abbiamo creato una selezione speciale anche per questa necessità, scopritela nella nostra enoteca online.

Il Wine Club fa tappa in Piemonte con una profumatissima selezione

I vini del Piemonte hanno sempre evocato ricordi legati alla realtà vitivinicola della regione. La conformazione paesaggistica si divide tra la parte montuosa e quella collinare mentre, la pianura, rappresenta circa il 30% della superficie totale. Distinguiamo tre gruppi collinari formati da rocce sedimentarie che evidenziano terreni ad alta vocazione viticola grazie, appunto, alla presenza di marne, arenarie, gessi e terreni calcarei/marnosi. Perfetti per la coltivazione della vite. Il clima è continentale, inverni freddi ed estati calde con escursioni termiche di rilievo. Il Piemonte conta più di 30.000 cantine e circa 60.000 ettari di vigneto dove la produzione dei vini rossi prevale per un 70% del totale. Le zone di produzione sono principalmente nove: Colline Novaresi, Gattinara, Canavese, Colline Torinesi, Monferrato, Colli Tortonesi, Asti, Roero e Langhe. Tra queste, quelle più conosciute sicuramente il Monferrato, il Roero, i Colli Tortonesi e le Langhe.

Il nostro Club, questo mese fa capolino proprio in questa bellissima regione storica famosa per il vino e per la cucina.

Le scelte dei vini di questa selezione sono state fatte con lo scopo di farvi conoscere le particolarità di alcuni territori della regione. Di solito, quando si pensa al Piemonte si considera il Barolo, dimenticando l’immensa proposta vinicola della regione stessa. I vini scelti sono frutto di attente selezioni e le aziende che li producono sono ad alta affidabilità produttiva. Gente appassionata che sacrifica se stessa ogni giorno in vigna e in cantina. Siamo consapevoli di questo impegno da parte di tanti produttori e per questo li scegliamo. Meritano di essere conosciuti, apprezzati e…bevuti.

Il primo vino che assaggerete è uno spumante metodo classico millesimato. Un vino d’infinita delicatezza e di facile abbinamento che vi garantirà grandi soddisfazioni. L’azienda Cieck si distingue per la sua realtà produttiva altamente qualitativa. Inutile scrivere della passione che trapela dal lavoro di tutti i membri dell’azienda perché quando si va in visita alla cantina, ci si rende conto che è proprio la stessa passione a formare la realtà aziendale. Amore per la terra, per la vigna e il desiderio di dare qualità alla propria clientela sono lo standard aziendale. Non potevamo non sceglierla, anche perché hanno assecondato il nostro desiderio di farvi conoscere il “San Giorgio”, un  Erbaluce di Caluso Spumante Millesimato 2010 che non dovete perdervi. Già alla vista vi affascinerà per l’eccellente perlage. Oro giallo il colore di ottima intensità e tonalità. Al naso fragranze tostate, di lieviti, di fiori di acacia, di miele e frutta matura. Mentre, al palato, ha slancio e buona articolazione con finale sapido Ottimo l’impatto aromatico. Lungo e minerale. Da abbinare a piatti di pescato, formaggi freschi, salumi pregiati, risotti e pesce crudo.

Come non potevamo mettere in questa selezione un piacevolissimo vino cortese? Vitigno autoctono a bacca bianca coltivato in Piemonte fin dal 1700 e che non teme l’invecchiamento. A produrlo l’azienda Boveri Luigi. Una realtà delle colline tortonesi, nel comune di Costa Vescovato. Un’azienda di quindici ettari che unisce tecnologia e innovazione alle antiche tradizioni agresti del basso Piemonte. L’azienda produce i propri vini utilizzando una tecnologia che permette di valorizzare al meglio le caratteristiche delle uve per dare al vino uno stile originale senza stravolgere la vera natura del vitigno stesso. Il vino scelto è il Cortese Vigna del Prete 2013 nella versione ferma. Un vino di una piacevolezza straordinaria, con sentori floreali gialli, note morbide di fiori di acacia e biancospino con guizzi fruttati di pesca e mela. Una chiusura di erbe aromatiche. La struttura al palato è piacevole nel ritmo acido e dal docile finale sapido che ne allunga il passo. Da abbinare a un aperitivo con antipasti freddi, crostacei, frutti di mare, formaggi freschi, minestre leggere e preparazioni a base di uova.

L’altra azienda scelta è “Taliano Michele”. Apprezzata dagli appassionati per lo stile con cui si propone. Qui ci addentriamo nel Roero, meravigliosa zona dove il nebbiolo è arte. Dove questo vitigno assume particolarità olfattive e tensioni gustative che non trovate nemmeno nelle Langhe. Non perdete l’occasione di assaggiare un nebbiolo del Roero se volete capire questo vitigno dalle mille sfaccettature. Non siamo in una zona di nebbiolo austero ma in un territorio, dove il nebbiolo esprime la parte più calda e sensuale di sé. Il nebbiolo dell’azienda Taliano Michele è un vino inizialmente timido, cui serve qualche minuto per raggiungere la sua più totale espressione. Quindi aspettate qualche minuto e ossigenate il vino nel calice. Il Nebbiolo D’Alba Blagheur 2012 ha un naso dal frutto evidente. Ricordi di fragoline di bosco schiacciate, tratti verdi di foglie di fico. More, gelsi, geranio, amarena, prugne, mirtilli. La bocca succosa con un tannino appena rugoso e chiusura balsamica. Noterete come nel calice il vino avrà delle piacevoli evoluzioni con ricordi di frutta dolce, crema, prugne sciroppate, confetture di ciliegia, scorze di arancia e un tocco di tropicale che ricorda il mango. Per piatti di carne pregiata e formaggi a media stagionatura.

Come aprire una bottiglia di vino…evitando di usare un martello

di Fabio Magnani

Sembra una banalità, e magari per molti lo è, ma è altrettanto vero che spesso si incontrano persone in grossa difficoltà al momento di aprire una bottiglia di vino. E forse è questo il motivo per cui si vedono sempre più video che spiegano come aprire bottiglie nei modi  più disparati e senza cavaturaccioli. Vediamo allora qualche consiglio pratico su come maneggiare con dimestichezza una bottiglia di vino ed evitare brutte figure con i propri ospiti. Prima di tutto dovete avere qualche piccola accortezza quando conservate il vino in casa. Bottiglia sempre stesa in modo da mantenere il tappo umido e preservare i benefici che derivano da questo tipo di attenzione. Prima di tutto…dicevamo il tappo, se si mantiene umido sarà più facile estrarlo a meno che non sia troppo bagnato. In questo caso il tappo si romperebbe esattamente come quando è molto secco o comunque si sbriciolerebbe lasciando tracce di sughero nel vino. Comunque sia la giusta attenzione alla conservazione del vino in casa e di conseguenza ai tappi, permette al sughero di mantenere una buona espansione. Un tappo che aderisce bene al vetro della bottiglia, evita che entri aria e preserva dalle ossidazioni. Inoltre con un tappo ben mantenuto, che significa né troppo secco né troppo umido si evitano i fastidiosi residui del tappo stesso che fuoriescono quando si affonda il “verme” del cavatappi. Usate sempre dei buoni cavatappi. Sul mercato potrete trovare ottimi apribottiglie che vi permetteranno di avere un controllo perfetto di ogni manovra che andrete a fare. Evitate i cavatappi detti a “ballerina” o con la “gonna”, quelli che hanno solo il verme senza appoggio e qualsiasi tipo di “forcella medievale”. Attenzione a non trapassare il tappo stesso. Complichereste le cose giacché vi trovereste con le briciole di sughero navigare nel vino. Come avrete notato il pericolo maggiore è proprio quello di sporcare il vino con la polvere di sughero per via di una manovra sbagliata. La parola d’ordine è non maltrattare il sughero stesso. Anche quando estraete, cercate di mantenere cavatappi e tappo in verticale. Non piegate troppo il tappo in avanti, si spezzerebbe immediatamente. Ultimamente si vedono in rete diversi modi per aprire una bottiglia senza cavatappi. Tra questi uno di quelli che fa più scalpore è quello dove lo strumento per aprire la bottiglia è una scarpa. Personalmente non ho mai provato e francamente credo sia molto più semplice procurarsi un apribottiglie. Di solito se siete davanti a rossi importanti, aprite le bottiglie un’ora prima, lasciate stare il “decanter”. È un’operazione che serve più per fare show che altro. Imparate a coccolare il vino nel giusto calice e sentirlo crescere attraverso le sue sfumature man mano che il tempo passa. All’apertura della bottiglia, una volta si usava eliminare una piccola frazione di vino con un movimento a mo di frusta, in modo da far fuoriuscire una piccola quantità di vino. Se siete stati bravi a stappare non ne avrete bisogno.

Aromi e spezie cosa sono e come si usano

Con il nuovo anno rieccoci puntuali, sempre alla ricerca di nuovi vini per soddisfare la nostra curiosità di scoprire profumi e gusti diversi e aumentare, così, la nostra consapevolezza enoica alimentando, allo stesso tempo, la nostra passione. Quest’anno ci saranno grandi novità che vi sveleremo di volta in volta e che comunque scoprirete seguendo il nostro blog. Scriveremo di cucina, di vini, di vitigni, entreremo nel dettagli della degustazioni, vi sveleremo piccoli trucchi e segreti de ” il dietro le quinte” del mondo del vino e molto altro ancora. Il nostro primo articolo dell’anno, però, è dedicato alla cucina e precisamente a uno degli elementi più importanti: le spezie e le erbe aromatiche. A parlarcene Pietro Sassaroli, Chef ed esperto di cucina internazionale che già molti di voi hanno conosciuto apprezzando altri suoi scritti – qui e qui- presenti in questo blog. Nell’augurarvi una buona lettura, tutto lo staff di Vinitaly Wine Club vi augura un felice anno nuovo ricco di soddisfazioni e…buoni vini.

Nella cucina italiana ed internazionale, soprattutto quella asiatica, l’utilizzo di aromi è indispensabile al fine di ottenere una pietanza ricca e caratteristica. Gli aromi più conosciuti sono quelli di origine vegetale ed empiricamente vengono suddivisi in erbe

e spezie. Le erbe sono quelle solitamente costituite dalle fogie e dagli steli delle piante fresche (alloro, salvia, rosmarino per citarne alcune), la cipolla l’aglio la carota ed il sedano. Le spezie viceversa (cannella, cumino, paprica, ecc.) si presentano frequentemente in forma essiccata. Data l’enorme diffusione delle erbe, è arduo compito riuscire a determinare un preciso percorso storico delle piante. Molte di loro sembra che abbiano un origine medio orientale e sviluppo e diffusione durante l’Egitto delle piramidi. La stessa sorte sembra seguire la storiografia delle spezie, anche se l’origine di molte di loro è certamente collocabile in India. Nel medioevo europeo le erbe erano importanti soprattutto per la profumazione degli ambienti mentre le spezie erano usate per la conservazione e la preparazione delle vivande. L’importanza delle spezie trovò poi, in anni più recenti, la (altro…)

Vigna 1922 di Torre San Martino il “sangiovese dei cento anni” che vince i tre bicchieri 2015

Torre San Martino, è un’azienda agricola che si trova in provincia di Forlì in una tenuta di trenta ettari tra boschi, uliveti e vigne sull’Appennino Tosco-Romagnolo, tra i comuni di Brisighella e Modigliana, in località San Martino in Monte. Sessanta ettari raccolti in un anfiteatro a circa 300 metri sul livello del mare, protetti dalla dolcezza delle forme collinari. L’azienda nasce attorno agli anni 2000 per volontà della famiglia Costa, da sempre innamorata della terra di Romagna, con lo scopo di produrre vini di alta qualità. Quando cominciarono i primi lavori di studio per la disposizione degli impianti fu notata, casualmente, una liana di vite che si perdeva nel terreno. Cominciarono a seguirla per capire da dove provenisse e mentre risalivano la proprietà scoprirono dei rovi che “oscuravano” un’intera collina da cui ogni tanto si intravedevano, appunto, “tracce” di vite. Proseguendo con le ricerche la proprietà si rese conto nel giro di pochi giorni che si trovava davanti a un rarissimo vigneto datato, dopo una serie di ricerche, al 1922. Una rarità in Romagna, e forse anche a livello nazionale, che ispirò un progetto differente da quello iniziale che diede impulso a un processo di “recupero archeologico” del vigneto. Una volta che il campo fu liberato dai rovi, a essere scoperta una vigna di sangiovese allevata ad alberello di una bellezza estrema con riferimento a un’epoca dove ancora si utilizzava la “selezione massale”. Il vigneto, successivamente, fu rimesso a punto con un paziente lavoro di restauro, manutenzione e diligenti potature. Oggi l’azienda Torre ha il fascino di un antico vigneto abbandonato, sapientemente restituito a nuova vita, in un territorio dove il potenziale enoico ha un’espressione capace di regalare prodotti eccellenti e d’indiscutibile valore. La particolarità dei terreni di Torre San Martino, (altro…)

Ricette veloci da abbinare al Moscato


Per coloro che col Moscato D’Asti preferiscono rimanere sul classico degli abbinamenti ecco due ricette della tradizione dolciaria piemontese. Per la stiacciata al rosmarino procuratevi 500 grammi di pasta di pane, 300 di uva rosata, 150 grammi di zucchero di canna, 20 grammi di lievito di birra, 100 grammi di gherigli di noce, sale, olio e un rametto di rosmarino.  Si prepara mettendo in padella quattro cucchiai d’olio con il rosmarino tritato. Lontano dal fuoco unite zucchero, noci tritate, un cucchiaino di sale e mescolate. Incorporate alla pasta di pane appena lievitata il composto alle noci e poi i chicchi di uva. Fate riposare per un’ora. Dividete la pasta in tre cordoni che annoderete tra loro come una treccia e cuocete in forno a 170° per 45 minuti. Se invece volete preparare il dessert con panna all’astigiana, procuratevi 5 tuorli e 5 cucchiai di zucchero assieme a 700 ml di panna fresca, 150 grammi di canditi misti tagliati a dadini e 10 grammi di (altro…)